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Venezia, la città dove nascono gli occhiali e già nel 1700 si utilizzano i vetri verdi per tagliare gli ultravioletti

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La storia degli occhiali, inventati a Venezia tra il 1200 e il 1300, raccontata in occasione delle celebrazioni per i 1600 anni di Venezia.

Non c’è diatriba che tenga, gli occhiali sono stati inventati a Venezia. Una scoperta che ha origini lontanissime, a cavallo tra il 1200 e il 1300, che parte da Murano e Venezia per arrivare a conquistare il mondo. Un raro caso di un oggetto che da protesi è diventato, nel corso dei secoli, un must in tutte le passerelle di moda. Lo sa bene Roberto Vascellari, ottico per passione trasmessa dal padre, che dal Cadore scese in laguna nel 1957, ma anche presidente del comitato scientifico del Museo dell’occhiale di Pieve di Cadore oltre che appassionato collezionista capace di acquistare i pezzi più rari e insoliti che tracciano una storia unica nel suo genere.

Tutto inizia da un sermone di un sacerdote che a Firenze, a Santa Maria Novella, il 23 febbraio del 1305 secondo il calendario fiorentino, disse di aver parlato con colui che per primo inventò gli occhiali. Ma il documento più antico è della Repubblica Serenissima, per la precisione lo Statuto dei Cristalleri, che nel 1300 vieta di produrre oggetti di vetro e venderli come cristallo. Qui, per la prima volta, compare la frase “roidi da ogli e lapides ad legendum”, ossia dischi da occhi e pietre per leggere. Insomma, anche se per varie vicende le città di Firenze e Pisa hanno tentato di aggiudicarsi l’invenzione, sono i documenti storici a decretare che l’occhiale nasce senza ombra di dubbio a Venezia.

“Lapides ad legendum sono i primi sistemi di ingrandimento, cioè quelle che in veneziano erano le piere da lexer: blocchi di cristallo di rocca che, appoggiati su un qualsiasi manoscritto, davano la possibilità di ingrandire quello che si stava leggendo – spiega Vascellari – a questo punto, chi aveva bisogno di lavorare doveva avere le mani libere: da qui nascono le prime lenti che, appoggiate davanti all’occhio, ci si accorge che possono ingrandire l’oggetto. Il passaggio successivo è un semplice manichetto con una semplice lente; se ne aggiunge un secondo, lo si fissa e nasce l’occhiale”. Un’evoluzione che, in realtà, è tutt’altro che semplice e veloce, perché ci vorranno 400 anni prima che un ottico inglese, Edward Scarlett, nel 1700, dia stabilità all’occhiale con l’invenzione delle due aste laterali. In mezzo a questi 4 secoli c’è un mondo: soprattutto, c’è l’evoluzione della forma dell’occhiale e della qualità delle lenti fino ad arrivare al cannocchiale di Galileo Galilei, con il quale si rivoluzionò l’astronomia.

“La forma del primo occhiale sono due manici rivettati, c’è un perno che va appoggiato sul setto nasale e si cerca con una mano di tenere questo oggetto perché l’occhiale era ovviamente instabile – continua l’ottico – da lì poi l’evoluzione che ha visto la produzione delle forme più disparate. Ma la cosa importantissima è stata la scoperta della lente, che abbiamo fatto noi veneziani, e che nasce per la difficoltà dei presbiti di vedere da vicino. Quelli che avevano un’attività artigianale entravano in crisi dopo i 40 anni, con la lente si rivoluziona la vita delle persone”. A Murano, dove la Serenissima alla fine del 1200 aveva delocalizzato tutte le vetrerie per tutelare i segreti dell’arte, si producevano le lenti che poi venivano lavorate dagli ottici veneziani. Nel marzo del 1317 il figlio di un chirurgo, un tale Francesco, ottiene la concessione di produrre “oglarios de vitro”, occhiali di vetro, e di venderli in città. Si tratta del primo documento certo che attesta l’attività di un ottico a Venezia.

“Diciamo che nel 1700 è la Francia, poi, a trasformarlo da protesi ad accessorio di moda – spiega Vascellari – infatti gli occhiali venivano utilizzati a teatro e in pubblico. Ad esempio, la lorgnette, l’occhialino con manichetto, faceva alzare il gomito in maniera sensuale alle dame. È qualcosa che porta l’occhiale al di fuori del mondo della protesi, ossia della correzione visiva, per entrare nel mondo dell’accessorio e dell’abbigliamento”.

Ma i veneziani non solo inventano l’occhiale, ma scoprono per primi che la lente verde protegge gli occhi e la pelle dai raggi ultravioletti in anticipo di quasi 120 anni sulla scoperta della loro dannosità. Sono gli occhiali da sole, che per le dame in gondola diventano dei veri e propri vetri da gondola per non abbronzarsi durante il tragitto in laguna. Conosciuti con il nome di “occhiali di Goldoni” perché sono prodotti nel 1700, sono degli occhiali da sole stabilizzati con due astine laterali, lenti ad alta protezione e delle bande laterali che riparavano dall’aria, dal vento, dagli schizzi d’acqua, dal riverbero della luce. Il vetro è quasi sempre verde, a differenza del vetro blu che veniva usato negli occhiali prodotti nell’Europa del Nord.

“Attorno al 1820 nasce una diatriba tra vetro verde e blu e si pensava che quello blu fosse nettamente superiore perché avevano constatato che le piante sotto il vetro azzurro crescevano rigogliosamente – annota Vascellari – in realtà è il vetro verde che taglia gli ultravioletti, quei raggi luminosi che noi non riusciamo a vedere e creano i danni a livello cutaneo e visivo e vengono scoperti solo nel 1810 e nel 1880 dichiarati come pericolosi. I nostri vetri veneziani del 1700 tagliavano completamente tutti gli ultravioletti”.

Collezionista appassionato, Vascellari è riuscito ad acquistare uno dei 5 “vetri da dama o da gondola” esistenti al mondo: a forma di specchio, in lacca veneziana con delle figurine incollate e un gancio per appenderlo in gondola e prenderlo agevolmente, dove al centro domina un grande vetro di color verde che permetteva alla dame di mantenere bianco, e quindi nobile, il colore della propria pelle. Pezzi unici, che Vascellari si aggiudica alle aste, oppure girando fra antiquari, fra cui compaiono gli occhiali appartenuti al doge, o alla famiglia del doge, Alvise Mocenigo quarto, sul cui astuccio è fissato a perenne memoria il corno dogale. Perfino gli astucci prodotti a Venezia erano delle vere e proprie opere d’arte, in legno, verniciati o laccati, sembrano dei libri di storia su cui si raccontano episodi legati a vicende di vita veneziana o testimonianze e resoconti di guerra.

“Ho iniziato a lavorare in bottega da mio padre nel 1979 e siccome amavo i mobili antichi giravo per i mercatini, finché un giorno mi sono imbattuto in un occhiale che, malgrado facessi l’ottico, non avevo mai considerato – conclude Vascellari, che ha scritto anche numerosi libri sulla storia dell’occhiale e ne sta concludendo uno specifico sulla sua evoluzione in Giappone – una scoperta che mi colpì talmente tanto che iniziai ad acquistare molti libri sul tema e anche collezionare è diventato un tarlo, una passione che ti entra dentro, soprattutto per scoprire la storia che c’è dietro ad ogni singolo pezzo che si acquista. E Venezia ha tutto un mondo da raccontare”.

L'ottico Vascellari di Venezia
L’ottico Vascellari di Venezia
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