Venezia e l' Egitto, le antiche armonie socio/politiche del Mediterraneo

ultimo aggiornamento: 20/01/2012 ore 05:00

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Ci sono, nel corso della storia del mondo, persone, stati, città , entità  morali che sopravvivono a loro stesse lasciando una traccia indelebile di ciò che hanno fatto moralmente e fisicamente pur scomparendo figurativamente per sempre oppure per un lasso di tempo, talvolta avendo perduto quei valori che le avevano distinte nel tempo del loro splendore etico e materiale.Venezia è uno dei rari esempi che la storia ci offre di Città /Stato capace di aver tramandato tramite la propria essenza fisica e spirituale una summa di valori e di esperienze capaci di travalicare il tempo e la storia, malgrado terribili momenti di smarrimento sociale, privazione della libertà  del proprio popolo, privazioni fisiche e morali che, in altre parti del mondo, hanno cancellato “ipso facto” civiltà  ultracentenarie.

La Città  anadiomene seppe sorgere, una volta di più, dalle velme della propria laguna, donando al mondo una novella visione di ciò che la forza d’animo, la determinazione dei propri figli può decretare in una civiltà  che per molti secoli fu un faro di bellezza, giustizia e forza commerciale in grado di competere con gli Stati più forti del mondo.

Oggi tutto questo è testimoniato da una straordinaria Mostra allestita in Palazzo Ducale, nella Sala dello Scrutinio, cuore e simbolo della Dominante, titolata “Venezia e L’Egitto” inaugurata il 1° Ottobre 2011 e che si avvia alla chiusura il 22 Gennaio 2012, che nell’intento degli organizzatori, molto ben riuscito, vuole manifestare i rapporti intercorsi tra “Venezia e l’Egitto” per circa due millenni, avendo come fulcro di tale immaginifica storia l’Evangelista Marco divenuto, sin dall’arrivo delle sue spoglie in Città  nell‘ 828, simbolo e patrono a segnare da subito l’indipendenza dallo Stato bizantino, dando inizio ad un lungo cammino di splendore, pur tra le numerose difficoltà  iniziali, espanto nel corso della storia in mille rivoli di cultura, d’arte, di civiltà  giuridica e di conquiste favolose, nonchè di laceranti perdite materiali che ne segnarono più tardi il tramonto.

Questa poderosa Mostra ci accompagna passo passo a toccare con mano gli avvenimenti che hanno segnato nel tempo i rapporti tra Venezia [ con la sua storia ] e la grande civiltà  egizia, fornendoci a testimonianza reperti archeologici, manoscritti, stampe, dipinti ed incisioni tutti come piccoli fari accesi su un determinato momento storico, su un particolare evento umano capaci di evidenziare lo scorrere del tempo, illuminando personaggi ed avvenimenti che hanno sottolineato la storia del mondo antico e moderno.

Ci accoglie all’inizio del percorso di visita la Pala feriale di Paolo Veneziano, uno tra i maggiori Artisti del ‘300 veneziano, nella quale possiamo leggere episodi della vita del Santo evangelista, cogliendo visivamente antichi reperti urbanistici quali il faro di Alessandria, all’epoca ancora esistente e ritenuto una delle sette meraviglie del mondo, nonchè sontuosi edifici la cui struttura avrebbe di li a poco ispirato gli architetti del nuovo Palazzo Ducale a Venezia e di molte altre costruzioni in Città  conferendole quell’originale e unico profumo di oriente.

Ci si avvicina, quasi con soggezione, alla figura del Santo nell’opera di un altro grande artista: Lorenzo Veneziano che ne seppe cogliere l’aspetto umano con veritiera sapienza, permeandolo tuttavia di una spiritualità  sospesa.
Non mancano interessanti ritrovamenti archeologici risalenti all’epoca romana che ci fanno immaginare i primi contatti dell’Egitto con la terra veneta, allora X regio ( comprendente la Venetia e l‘ Histria ) a ricordarci la leggenda che fa di Marco l’evangelizzatore di queste terre.

Ci appare poi in una teca uno straordinario documento tanto semplice quanto importante per intuire la grandezza di idee della Serenissima: si tratta della relazione in cui il governo veneziano indicava la via, quasi necessaria ai suoi commerci, per aprire il “ Canale del Faraone “ già  nei primi anni del ‘500; successivamente “biffato” di fronte alle contingenti difficoltà  che l’opera comportava, precorrendo idealmente ciò che si sarebbe attuato” solo” quattro secoli più tardi con la realizzazione del Canale di Suez, ma quanta preveggenza in
quei governanti/mercanti !

Passando da un settore ad un altro dell’esposizione incontriamo personaggi quali i veneti Giovanni Miani, geologo e naturalista che condusse campagne lungo il Nilo, e Giovanni Battista Belzoni eclettico esploratore dalle mille risorse e curiosità  archeologo e molto più, che scopri il Tempio di Abu Simbel ( solo per citare una delle sue imprese), il cui ritratto troviamo qui esposto unitamente a vari documenti appartenutigli.

Assolutamente imperdibile la sezione titolata:”L’Egitto immaginato” che comprende dipinti dei grandi Veneti quali Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Paolo Fiammingo, Bonifacio Veronese, Strozzi, Piazzetta, Giandomenico Tiepolo ( con la serie completa di 27 incisioni sulle “ Idee pittoresche sopra la Fuga in Egitto ” ) per giungere fino ai Maestri ottocenteschi come Molmenti, Pietro Paoletti del quale si può ammirare la fantastica tela Morte dei primogeniti d’Egitto, fresca di restauro e capace di rendere con ricchezza di dettagli la versione del famoso episodio biblico.
Insomma un ampio panorama di come i grandi Pittori veneti nel corso dei secoli seppero immaginare quella terra lontana ed affascinante, seguendo le notizie che giungevano tramite coloro che avevano avuto la possibilità  di visitarla, arricchendo le loro opere di dettagli immaginativi ora di carattere religioso, altrove di immedesimazioni sociali.

Non ultimo di questa serie il vedutista bellunese Ippolito Caffi del quale si possono ammirare 11 strepitosi dipinti “ canalettiani ” e 4 disegni che ci propongono un Egitto visto nella quotidianità  dai tratti poeticamente realistici.

Ma le curiosità  documentali esposte sono centinaia, tutte di intenso interesse storico: mappe di navigazione, lasciapassare per i mercanti, vedute del Cairo e Alessandria, resoconti di mercanti, oltre a relazioni di consoli e ambasciatori, testi di medicina e botanica egizia di Prospero Alpini di Marostica, e ancora interessanti materiali egizi collezionati dai nobili veneziani ( p.e. i Grimani, i Nani di San Trovaso etc.) qui visibili per la prima volta. Progetti ed invenzioni di grandi architetti quali Piranesi e Jappelli, mummie e gioielli, insomma tutto un mondo che si disvela davanti ai nostri occhi per raccontarci degli intrecci culturali, commerciali, religiosi tra la “piccola” Città /Stato nata sulle palafitte lagunari e la straordinaria terra egiziana sorta sulle sponde del Dio/Fiume Nilo, madre di cultura ed arte, connubio forse unico nella storia del mondo anche per la persistenza temporale che ha attraversato, portando sino a noi uomini tecnologici il valore dell’Uomo solo di fronte all’ignoto e armato unicamente delle proprie conoscenze, della propria capacità  di sopravvivenza, della curiosità  di chi vuol conoscere chi lo ha preceduto.

Mille e mille storie si potrebbero raccontare viste in questa Mostra, ma sarebbe inutile poichè il fascino che propaga può essere accolto solamente immergendosi nella magia del luogo che le contiene, facendo tesoro di tutti i dettagli esposti, immagazzinando nella memoria tutto il veduto per poterlo gustare nel tempo goccia a goccia.

Nel ringraziare per tutti i curatori: Enrico Maria Dal Pozzolo, Rosella Dorigo, Maria Pia Pedani, spero che questa mia breve “memoria” possa fungere da richiamo a chi non avesse visitato questa straordinaria esposizione per indure a farlo prima della chiusura il 22 Gennaio p.v. .

Mi piace chiudere citando l’ultima riga del comunicato stampa dell’organizzazione : “Questa Mostra racconta di Storia, Cultura, Arte, ma anche di Sogni ”

Ai nostri lettori un arrivederci alla prossima Mostra !

Venezia, 13 Gennaio 2012

Giorgio Pilla – Critico d’Arte
( www.giorgiopilla.it)

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