Uso/usura. Caducità  dei materiali “perfetti”.

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[25/11] Materiali di “penultima generazione”, figli dell’era industriale e della più tarda epoca del consumismo: materiali sintetici, plastica termoindurente, eternit, acciaio anodizzato ed altri simili, sembravano avere durata illimitata, ma così, ovviamente, non poteva essere.
Anch’essi soggetti all’usura, manifestano i segni del tempo e tracce di cedimento.

Questo è quanto propone il Padiglione del Belgio.Sette sale che espongono “opere usurate”: materiali che avrebbero dovuto essere indistruttibili; ormai vecchi e consunti come una scrivania scolorita, due maniglie, un sedile della metro …, che riprendono il valore estetico delle tracce lasciate dal tempo e dagli utenti che ne hanno fatto uso.

Affidato quest’anno al Gruppo Rotor, collettivo di designer e architetti, il padiglione belga sorprende i suoi visitatori, presentando “semplicemente” materiali di uso comune, disposti prevalentemente sulle bianche ed anonime pareti, con umiltà , con moderato abbandono direi, che, se guardati con occhi nuovi, riportano la mente dello spettatore alla caducità  di tutto quello che facciamo e produciamo quotidianamente.

Una sorta di “monitoraggio del deterioramento”, con l’obiettivo di indurre il visitatore ad interrogarsi sul suo livello di tolleranza dell’usura….e di collegare i materiali in uso ai comportamenti e alle situazioni che li hanno marcati….per viverne l’esperienza.

Nulla è eterno; nessuna presunzione di creare il “perfetto indistruttibile”, perché ogni fenomeno, ogni periodo, così come ogni cosa, ha una fine. Si crea, si usa, si modifica, si deteriora. Pura legge di natura che investe inevitabilmente uomini e cose. Nulla di più.

Interessante, quindi, nella sua semplicità  concettuale ed espositiva: una rappresentazione dei materiali dell’esistente alquanto “notevole” nonostante la “povertà ” dei materiali.

Testo, immagini e grafica di Luisa Doriana Lombardo.

Riproduzione Riservata.

 

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