Università, tagli e polemiche

ultimo aggiornamento: 28/10/2013 ore 06:57

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La carica dei 400 docenti universitari che per quest’anno dovranno sostituire i 2.300 professori che sono andati in pensione. Se la matematica non è un opinione…
La vicenda sta separando l’Italia, mettendo atenei pugliesi e sardi contro il Nord e contro il ministro Maria Chiara Carrozza.

Non è facile districarsi in un groviglio di norme che si sono succedute dal decreto Tremonti in poi, quando già nel 2009 furono imposti i primi tagli consistenti all’Università, per poi passare alla spending review di Monti approvata l’anno scorso. E già si parla di ricorsi al Tar.


Dal 2009 i finanziamenti alle università sono diminuiti da 7 miliardi e mezzo a circa 6,5. Abbozzando grossolanamente sarebbe come se ogni cittadino spendesse per l’università 100 euro, mentre in Inghilterra se ne spendono 150, in Francia e Germania 300.

Quest’anno sono stati stanziati 150 milioni per il diritto allo studio e altri 41, nel decreto che oggi approda in aula alla Camera, per gli atenei che secondo la graduatoria dell’Anvur sulla ricerca hanno avuto i risultati migliori. I tagli hanno comportato lacrime e sangue anche nel campo dei ricercatori, quindi, rendendolo un mondo molto selettivo.

I politici pugliesi si ribellano e difendono a spada tratta le loro università che risultano, secondo i criteri applicati nell’ultima ripartizione delle assunzioni, le meno virtuose e dunque le più penalizzate nel ricambio dei docenti.


Paolo Pradolin

[28/10/2013]

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