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Sono favorevole da sempre alla democrazia diretta. Non si contano le volte che ho riportato con ammirazione la frase di Thomas Jefferson il quale sosteneva di non conoscere miglior depositario del potere che il popolo stesso. A questa citazione ho sempre opposto, disapprovando, il verso del Tasso che, riferendosi agli arcana imperii, faceva dire a Re Torrismondo: i segreti di stato al folle volgo ben commessi non sono. Quindi dovrei simpatizzare con Berlusconi quando sostiene che la carica di Capo del Governo, in quanto scelto direttamente dal popolo, ha una maggiore legittimità  rispetto a quella del Presidente della Repubblica e dei Presidenti di Camera e Senato nonchè dei membri della Corte Costituzionale.

Invece le cose non stanno così. Non mi appiglio al fatto, soltanto tecnico e formale, che in effetti nemmeno lui sarebbe stato eletto dal popolo, bensì stato nominato dal Capo dello Stato prima di ricevere la fiducia dal Parlamento. Possiamo assumere che nella Costituzione sostanziale di oggi, la legittimità  del Capo del Governo (che per questo non è nemmeno più solo Presidente del Consiglio dei Ministri) derivi anche dall'investitura popolare. Fu per questo che considerai una gravissima scorrettezza democratica l'affidamento del Governo da parte di Scalfaro a D'Alema dopo la caduta del primo Prodi.

 

Il problema posto dall'affermazione di Berlusconi è triplice. Anzitutto la Costituzione è strutturata per consentire una democrazia rappresentativa come sancito già  nel primo articolo. In secondo luogo, in ogni organizzazione sono necessarie istituzioni ce ne garantiscono la continuità  rispetto alla sostituzione progressiva dei membri pur eletti dal popolo. In terzo luogo, la democrazia diretta non può limitarsi alle alte cariche esecutive, governative e statali. La sua migliore espressione si ha piuttosto a livello locale dove esiste un diretto e costante controllo degli eletti. Per estenderla a tutto il sistema, o si inizia dal basso, in modo spontaneo rivendicando e imponendo la legittimità  di istituzioni locali federaliste improntate alla democrazia diretta deliberativa. Oppure si riprogetta la seconda parte della Costituzione al fine di ricostruire uno schema diverso da quello attuale basato sulla centralità  del metodo rappresentativo. Un aspetto evidente dell'attuale incoerenza sta proprio nel fatto che Berlusconi da una parte rivendica giustamente linvestitura popolare, ma dall'altra approva le liste elettorali bloccate e vuole abolire anziché valorizzare, gli enti rappresentativi, dalle Province alle Comunità  Montane, dai Consigli di Circoscrizione ai Consorzi di Bonifica per non parlare del dispregio dei referendum.
 
Sull'impostazione cesarista e populista di Berlusconi, fatta erroneamente passare per un progetto di moderna democrazia sulla falsariga di quella americana, non ci sono dubbi. E per una volta si potrebbe essere in grado persino di criticare Fini ormai icona della sinistra il quale da sempre favorevole al Presidenzialismo e contrario a forme partecipative locali e federaliste. A meno che Fini non ci sorprenda ancora!

Deprime, tanto per cambiare, l'incapacità  della sinistra di proporre alcunché di diverso in termini di vera partecipazione civica o, all'opposto, di valorizzazione della struttura rappresentativa elaborata nella Carta. Naturalmente io sarei per la prima soluzione, ma la seconda rimane di gran lunga superiore all'attuale confusione e soprattutto alle tendenze populiste condivise sia dal PdL che evidentemente dal PD che non oppone nulla di coerente e alternativo.
 
La crisi degli organi rappresentativi a vantaggio di quelli esecutivi è un problema presente in molte democrazie compresi gli Stati Uniti dAmerica ai livelli federale, statale e locale. Ma è una discussione sul tema della democrazia rappresentativa o diretta e in che termini è considerata pericolosa dalle oligarchie del PD soddisfatte di essersi sbarazzate della sinistra e rassegnate a vivere nella riserva in cui il PdL l'ha relegata.
Le oligarchie del PD ancora sperano di vincere per mezzo di poteri occulti, processi persecutori, scandali sessuali e quantaltro, ma dimostrano di non avere alcun modello diverso di Stato da proporre a quello che Berlusconi sta creando e controlla. L'obiettivo del PD è impossessarsi dello Stato per portare a termine quel che Berlusconi sta già  facendo egregiamente. Purtroppo!
Bersani e Franceschini, D'Alema e Rutelli s'accontentano di fare i bravi capi indiani restando, amministrando la riserva e rinunciando a seguire le orme di Toro Seduto, Nuvola Rossa o Cavallo Pazzo.

Corrado Poli

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