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martedì 30 Novembre 2021

Un Sindacato debole e zerbino non puo’ salvare i “lavoratori”

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Il lavoro non è soltanto un modo come un altro per guadagnarsi da vivere, ma è un’esperienza carica di significati, da cui ci si aspetta riconoscimento, rispetto, integrazione sociale.

Forse non si è capito che il mondo sta cambiando e necessitano delle riforme “di sostanza” per uscire da questa crisi.
Un conto è leggere i bilanci aziendali, un conto è capire le difficoltà quotidiane delle famiglie. Posizioni politiche dalle capacità professionali dubbie quelle che oggi amministrano L’Italia, che meriterebbe uno svecchiamento immediato all’interno della casta politica, sia all’interno della casta per eccellenza quella sindacale che necessità una riformattazione quanto prima ed una vera separazione e distacco dalla politica, quando oggi invece vive in simbiosi.

Questi politici della prima repubblica che non vogliono mai smettere,sembrano essere dei “tossicodipendenti “ dalla politica, scoprendo poi che sono dei mercificatori in cerca di denaro per uso personale. I nostri imprenditori “non sono stupidi” ma soffrono le conseguenze di una “campagna anti-capitalistica iniziata quarant’anni fa e portata avanti con tenacia fino ad oggi da coloro i quali consideravano il denaro lo sterco del demonio oppure, peggio ancora, uno strumento per opprimere il proletariato”.

In una parola: la sinistra italiana. La mentalità pauperistica è rimasta e non ha cessato di provocare danni”. Risultato: declino e recessione del mondo lavorativo. Una politica “sindacale” condotta fin qui ha rappresentato solo un depauperamento dei diritti dei lavoratori con salari “da fame”canalizzati sempre piu’ verso il tunnel della precarizzazione continua ed assenza di ammortizzatori sociali.

Oggi come oggi c’è bisogno di un sindacato capace di cogliere le esigenze del mercato del lavoro e della globalizzazione ,delle famiglie nell’interesse dei diritti “sociali” e non di essere una semplice agenzia fiscale per il Caf o palestra e serbatoio di voti per futuri politici ;non si puo’ piu’ attendere .

Bragatto Gianluca

[15/06/2014]

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