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Zaia lo aveva promesso in campagna elettorale ed era stato eletto anche per questo: prima il Veneto. Questo Veneto, protagonista del presente come della storia, merita un nuovo Statuto. Oggi questa promessa diventa realtà , mediata certo con tutte le forze politiche ma anche per questo Carta di tutti, Carta del Popolo veneto.
Un popolo non esiste perché lo dice uno statuto regionale: un popolo esiste perché lo dicono la storia, la cultura, la realtà  quotidiana e lo statuto non fa che accogliere questa verità . Oggi, il nuovo Statuto del Veneto, che rafforza il concetto di Popolo Veneto e il suo diritto all’autonomia e autogoverno, fa coincidere la Costituzione formale, la legge scritta, con la Costituzione immateriale o, come dicono gli Inglesi, con la Costituzione vivente cioè con quell’insieme di norme e valori non scritti ma che ispirano e guidano la vita di tutti noi.

Il Veneto è il suo popolo, il Veneto è la sua storia: passato e presente pongono le basi per affrontare il futuro e ciò è sancito nei primi articoli del nostro statuto e credo noi tutti si debba riflettere nel constatare che si è giunti all’approvazione di questa Carta costituzionale veneta con una Giunta regionale guidata da Luca Zaia, che è riuscito laddove altri avevano fallito, per volontà  propria o trascuratezza.

Per volontà  e determinazione, il nuovo Consiglio regionale eletto dai cittadini Veneti ha varato la legge fondamentale della nostra Regione dopo un dibattito acceso e articolato con lo sfondo di uno scenario complesso come quello della grande crisi economica che stiamo vivendo: il fatto di essere giunti ad un voto unanime è un altro grande risultato, perché cementa l’intera classe politica attorno ai principi dell’autonomia e dell’autogoverno del popolo veneto, la cui Regione persegue il federalismo e l’affermazione dell’Unione Europea.

Il Veneto popolo e terra d’Europa come dice lo statuto e come dimostra la nostra storia in maniera inequivocabile. Una sua storia radicata nel racconto della tradizione greca antica che fa partecipe il popolo veneto del mito fondante la cultura europea, la guerra di Troia; per non parlare poi della straordinaria parabola della Repubblica di Venezia, che aveva una propria bandiera, una lingua e identità  ben precisa quando la maggioranza degli stati che oggi compongono l’Unione erano ben lungi dal nascere. Venezia e il Veneto porta d’Europa, ieri come oggi.

Ma non c’è solo la Serenissima in questa Regione cresciuta tra non poche ferite anche nell’Otto e Novecento: pensiamo all’emigrazione, alla nascita di un Veneto fuori dal Veneto, non a caso citato nel nuovo Statuto, pensiamo alla comunità  Istro-veneta e Dalmata, ma guardiamo anche allo sviluppo di una economia basata sulla piccola o piccolissima impresa e sull’artigianato, allo sviluppo di un tessuto solidale dove il debole trova sempre aiuto.

Quando lo statuto del Veneto afferma oggi il diritto del nostro popolo all’autogoverno e all’autonomia non fa che riandare a questa storia gloriosa, che per alcuni non ha senso ricordare, ma che per noi è eredità  preziosa: in un mondo globalizzato, dove saperi e sapori vengono omogeneizzati nel tritacarne tecnologico e ricomposti nella macdonaldizzazione del gusto e dell’intelligenza, dove non è ammessa altra identità  che quella imposta dalle multinazionali e dalla subcultura televisiva, dire che esiste il popolo veneto, con la sua storia, la sua lingua, le sue tradizioni, i suoi valori morali ed etici è un atto di coraggio, di intelligenza, un omaggio a coloro che ci hanno preceduto, una promessa per coloro che abitano il futuro.co

Roberto Ciambetti
(* Assessore al Bilancio Regione del Veneto – capogruppo Lega Nord)

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