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“Un filo Invisibile” di Martina Carbutti, la Venezia che papà definiva “poesia”

Vi scrivo dal treno: partenza Venezia, direzione casa. Venezia è tra le città più belle e romantiche al mondo. Non l’avevo mai vista prima d’ora. I miei genitori l’hanno scoperta durante la loro luna di miele, nel lontano 1973. Papà la descriveva come fosse pura poesia. Da sempre resto incantata ogni volta che guardo i videoclip musicali […]

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Vi scrivo dal treno: partenza Venezia, direzione casa. Venezia è tra le città più belle e romantiche al mondo. Non l’avevo mai vista prima d’ora. I miei genitori l’hanno scoperta durante la loro luna di miele, nel lontano 1973. Papà la descriveva come fosse pura poesia. Da sempre resto incantata ogni volta che guardo i videoclip musicali e quello di Madonna mi riporta indietro nel tempo, alla mia infanzia. Farmi trasportare in gondola a scoprire i vostri scorci è sempre stato un sogno.

Ecco che finalmente lo realizzo e  insieme al mio compagno apriamo questo nuovo anno d’amore nella vostra meravigliosa città così autentica e magnetica. In valigia ho messo il mio piccolo libricino scritto con tanta umiltà e tanto cuore. Mi piaceva l’idea di scattare una foto con lo sfondo di questa città che sembrava essere irraggiungibile. Il progetto di questo diario dal titolo “Un filo Invisibile” nasce a seguito del lutto di mio papà, scritto insieme a mia sorella. Lo dedichiamo non solo a lui ma a tutte le persone che hanno subito una perdita, nella speranza che dia un poco di sollievo a questa sofferenza.

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Uscito da qualche anno il nostro “Un filo Invisibile” ha fatto incredibilmente fin da subito il giro del web e tanti portali on line di Italia ne hanno parlato con mia grande sorpresa e sempre in maniera molto gentile. Per la prima volta a dicembre ha dedicato un articolo anche un giornale di New York. Questo mio piccolo progetto a primavera prossima sarà tradotto in inglese e girerà il resto del mondo: Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, America, Giappone, Australia, Canada.

Ho scelto fin da subito di devolvere l’intero ricavato alla Fondazione Santa Lucia di Roma, una struttura di neuroriabilitazione. Sì, lo so, potrei essere soddisfatta e aspettare di vedere il piccolo diario spiccare il volo oltreoceano, ma quando il mio compagno ha prenotato il treno per raggiungere Venezia e ho scoperto (diciamo pure) casualmente che la carrozza era la numero sette (numero del mio papà) non ho avuto dubbi e mi sono detta: “Un filo invisibile deve assolutamente fare una sosta a Venezia, prima di allontanarsi dal nostro paese. Deve fermarsi qui in questo posto magico dove i miei hanno coronato il loro sogno d’amore”.

E così mi ritrovo qui a scrivervi, dopo questo breve ma intenso soggiorno. Mi piacerebbe far conoscere il libricino anche a Venezia. Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato. 

A Voi il mio più sincero augurio di Buon Anno 

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Un caro saluto, Martina Carbutti.

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