
Benjamin Netanyahu avrebbe sollecitato il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a riprendere le ostilità contro l’Iran prima delle elezioni israeliane del 27 ottobre e dei numeri Usa del 3 novembre, secondo quanto riferito dalla rete israeliana Channel 12, citando fonti governative.
Le fonti riferiscono che Netanyahu avrebbe più volte sollevato la questione, sostenendo preoccupazioni per mosse iraniane sul fronte nucleare. Trump, pur avendo dichiarato pubblicamente che non intende riprendere gli attacchi prima delle elezioni, durante un comizio a Wasilla, in Alaska, ha ammonito: “Aspettate e vedrete cosa faremo all’Iran. Li colperemo duramente”, aggiungendo che “ne abbiamo abbastanza”, come riportano i media internazionali.
Malgrado la posizione pubblica, le Forze di Difesa israeliane (IDF) e il Comando centrale statunitense (Centcom) sono in stato di massima allerta e stanno completando preparativi per l’eventualità che la Casa Bianca cambi orientamento. Secondo le fonti, Trump avrebbe invitato Netanyahu a proseguire con i preparativi, ma non ha assunto alcun impegno ufficiale; la Casa Bianca avrebbe inoltre cambiato più volte posizione nel giro di pochi giorni.
Dalla sicurezza israeliana, tuttavia, viene segnalato che non ci sarebbe stato alcun cambiamento nell’analisi di intelligence tale da giustificare un’operazione congiunta nelle prossime due o tre settimane, anche se nelle scorse giornate Teheran avrebbe eseguito test di missili balistici da diverse basi, apparentemente per ricostruire il proprio programma missilistico.
Sull’altro fronte della regione, l’escalation continua. La Protezione Civile dell’Arabia Saudita ha reso noto che i detriti di due missili Houthi intercettati sono caduti in aree residenziali di Riad, provocando quattro feriti — due donne, un uomo e un bambino — e danni a quindici abitazioni, con finestre infrante da schegge, secondo quanto diffuso dalle autorità saudite.
Il portavoce militare Houthi, il generale di brigata Yahya Sari, ha dichiarato che nelle ultime 24 ore le forze saudite hanno condotto oltre 100 raid aerei e attacchi missilistici su varie aree dello Yemen, colpendo infrastrutture civili e causando vittime. Sari ha scritto sui social media che, nelle ultime 24 ore, sono stati effettuati 104 raid e attacchi missilistici su località tra cui Sanaa, Dhamar, Taiz, Amran, Lahj, Al-Jawf, Marib, Sa’ada e Hodeidah, e che il totale dall’ultima escalation ha raggiunto 2.281 raid aerei e missilistici.
La coalizione a guida saudita ha inoltre reso noto di aver intercettato e distrutto tre missili da crociera e due droni diretti verso Riad e il sud del Paese; altre fonti saudite hanno riferito che frammenti di missili intercettati hanno causato i ferimenti e i danni citati.
A Dhahran, nell’Arabia Saudita orientale, un attacco ha colpito un palazzo che ospita uffici di Saudi Aramco provocando un piccolo incendio, ha comunicato il ministero dell’Energia di Riad; al momento non si registrano notizie di feriti.
Sul piano tecnologico-militare, il Wall Street Journal riporta che i militanti Houthi starebbero tentando di produrre missili balistici a medio raggio usando componenti provenienti dalla Cina. La ricostruzione si basa su un rapporto dell’organizzazione Conflict Armament Research, che documenta arrivi di componenti destinati a replicare il missile a guida di precisione Kheibar Shekan, una delle armi più potenti dell’Iran.
In mare, l’agenzia britannica per la sicurezza marittima UKMTO ha segnalato che nello Stretto di Hormuz una petroliera e una portacontainer sono state colpite da proiettili di origine non identificata; al momento sono in corso accertamenti sul possibile impatto e sulle eventuali vittime.
Nel quadro diplomatico, l’Iran ha convocato l’ambasciatore britannico a Teheran in relazione alle accuse di coinvolgimento del Paese in un presunto complotto contro la base aerea di Fairford, nel Regno Unito. La convocazione segue una dichiarazione del primo ministro britannico Andy Burnham secondo cui è “altamente probabile” che il presunto complotto sia stato coordinato in Iran; Teheran ha negato ogni coinvolgimento e ha chiesto prove documentali a sostegno delle accuse, minacciando di riconsiderare i rapporti bilaterali in assenza di tali elementi.
Sullo sfondo economico, Moody’s Analytics, tramite il capo economista Mark Zandi, ha stimato che la guerra in Iran è costata finora ai consumatori americani 265 miliardi di dollari a livello nazionale, pari a una media di circa 2.000 dollari per famiglia. Zandi ha indicato i prezzi dell’energia come principale fattore del rialzo dei costi e ha osservato che questi oneri hanno assorbito circa la metà dell’aumento di reddito medio delle famiglie negli ultimi otto mesi.
In Iran, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha esortato a prepararsi per affrontare nel lungo termine una “guerra economica” imposta dagli Stati Uniti, sottolineando la necessità di misure per proteggere il sostentamento della popolazione e delle forze armate e di evitare che la situazione finanziaria dei cittadini risenta delle pressioni delle sanzioni.
Infine, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha chiesto alla comunità internazionale di esercitare pressioni su Israele affinché identifichi e punisca i militari responsabili di un attacco del 13 ottobre 2023 nel sud del Libano che uccise un videoreporter di Reuters, Issam Abdallah, e ferì sei giornalisti. Sara Qudah, direttrice regionale del CPJ per il Medio Oriente, ha affermato che l’assenza di responsabilità contribuisce all’impunità e mette a rischio altri giornalisti.
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google