Staffetta generazionale si fa o non si fa?

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Staffetta generazionale si fa non si fa

Il governo fa marcia indietro sull’«esonero dal servizio», cioè il pensionamento anticipato di chi è vicino alla fine della carriera per aprire nuovi spazi ai giovani. Doveva essere la chiave per la famosa «staffetta generazionale» ma adesso il governo la ritiene «non opportuna» con la necessità di trovare in fretta un «piano B» per liberare posti ai giovani.

Marcia indietro anche sul pensionamento anticipato dei dirigenti pubblici, avendo nel privato ancora il problema «esodati». Il minitro Madia ritiene che un «ritorno marginale» porterebbe il rischio comunque di «nuove distorsioni». Niente «scivolo» fino alla pensione, dunque.
Resterà invece «opzione-donna», la possibilità di andare in pensione con i requisiti pre Fornero per le lavoratrici che scelgono il regime contributivo.

«Staffetta generazionale», questa nostra sconosciuta, si fa o non si fa, quindi?
Prima di tutto si lavorerà sulla cancellazione del cosiddetto trattenimento in servizio, cioè la possibilità di continuare a lavorare per due anni dopo l’età della pensione.
L’altra ipotesi è quella di ammorbidire il turn-over calcolandolo non più sulle persone come il sistema attuale (1 assunto ogni 5 uscite oggi) ma calcolando il rapporto fra entrate e uscite sull’ammontare all’ammontare degli stipendi.

Pare certo comunque l’arrivo della nuova mobilità. Non solo perché viene eliminata, per gli spostamenti volontari, la necessità del nullaosta da parte dell’amministrazione di provenienza. Ma soprattutto perché il passaggio da un ufficio all’altro sarà possibile anche senza l’assenso del lavoratore interessato. A patto che sia conservato lo stesso stipendio e il «trasloco» avvenga entro certi limiti geografici.

Paolo Pradolin

[10/06/2014]

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