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Russia, proteste per i blocchi di internet: 16 arresti dopo il blocco di Telegram

Manifestazioni in diverse città russe contro la censura di Telegram. La polizia ferma manifestanti a Mosca, San Pietroburgo e altre

Le forze dell’ordine russe hanno arrestato sedici persone durante le manifestazioni organizzate oggi contro il blocco dell’app Telegram e le restrizioni alla libertà di espressione digitale. Le proteste, promosse dall’ex responsabile della campagna elettorale del candidato pacifista Boris Nadezhdin, si sono svolte in diverse città nonostante il divieto delle autorità.

La data del 29 marzo non è stata scelta a caso: richiama simbolicamente l’articolo 29 della Costituzione russa, che tutela la libertà di espressione. L’iniziativa è stata lanciata a metà marzo da Dmitry Kisiev, già coordinatore della campagna di Nadezhdin alle recenti presidenziali, trovando eco sui social network attraverso il neonato “movimento del Cigno scarlatto”.

Gli organizzatori avevano richiesto formalmente l’autorizzazione a manifestare in 28 città del paese, ricevendo un secco diniego dalle autorità. Dal 2022, infatti, qualsiasi forma di protesta contro il governo Putin è considerata illegale in Russia. Ciò nonostante, alcuni gruppi di manifestanti hanno sfidato i divieti scendendo in piazza.

Secondo quanto riportato dall’organizzazione per i diritti umani OVD-Info e da diversi media indipendenti come SotaVisionMedia, AstraPress e Meduza, il bilancio degli arresti è significativo: dodici persone sono state fermate nella centrale piazza Bolotnaya a Mosca, due manifestanti sono stati arrestati a San Pietroburgo in piazza Mosca, mentre singoli arresti sono stati registrati nelle città di Tomsk, in Siberia, e Voronezh.

La protesta si inserisce in un contesto di crescente tensione tra il governo russo e le piattaforme digitali, con particolare riferimento a Telegram, oggetto di ripetuti tentativi di blocco e interferenze nella capitale. Le manifestazioni odierne rappresentano uno dei primi tentativi coordinati di resistenza civile contro le restrizioni digitali imposte dal regime, nonostante i rischi evidenti per i partecipanti.

Al momento, mentre la giornata di protesta volge al termine, le autorità mantengono uno stretto controllo sulle principali piazze delle città coinvolte, monitorando eventuali nuovi assembramenti. Gli arrestati rischiano sanzioni amministrative e, potenzialmente, conseguenze penali per aver violato le severe leggi anti-protesta in vigore nel paese.

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Balzaimo redattore
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Giornalista professionista, pubblica con questo pseudonimo su La Voce di Venezia. redazione@lavocedivenezia.it
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