ROLAND GARROS | La storia e’ qui e adesso

ultimo aggiornamento: 01/11/2013 ore 18:07

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Rafael Nadal, nessuno come lui. Campione per la 7° volta. Sara Errani, cuore e testa. Finalista in singolare, s’inchina a Maria Sharapova, ma con l’amica Roberta Vinci, il trionfo (storico) è di doppio.

Luca Ferrari, giornalista/fotoreporter
ferrariluca@hotmail.it

Le luci si sono spente sulla terra battuta francese. Per il terzo anno consecutivo, a Parigi, nella seconda prova del Grande Slam, l’Italia femminile ha lasciato il segno. Dopo le due finali consecutive di Francesca Schiavone (2010 vinta, 2011 persa), questa volta è toccato a Sara Errani regalare emozioni e performance da leader, capace non solo di raggiungere l’ultimo atto del torneo di singolare dove si è inchinata all’indiscussa numero 1 del ranking WTA, la possente Maria Sharapova, ma conquistando il titolo di doppio insieme all’amica Roberta Vinci. Un’impresa questa mai riuscita a nessuna coppia azzurra femminile prima d’ora, ma solo ai colleghi maschi Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola nel 1959.

Sara Errani ha fin’ora condotto un 2012 a dir poco eccezionale. Tre successi in singolare (Acapulco, Barcellona, Budapest) e sei in doppio (Monterrey, Acapulco, Barcellona, Madrid, Roma e Parigi), sempre con Roberta Vinci. Agli Australian Open in singolare si era inchinata solo alla ceca Petra Kvitova, ai quarti di finale. Il Roland Garros era il suo esame di maturità . Ha iniziato male il torneo, perdendo il primo set contro l’australiana Casey Dallacqua ma rimontando con un doppio 62. Secondo turno al velluto contro la ventenne americana Melanie Oudin. Al 3° turno pesca una brutta cliente. Ex-numero 1 del mondo, regina di Parigi nel 2008 nonché in ripresa costante. La serba Ana Ivanovic. Le bordate iniziali annichiliscono l’italiana (1-6), ma Sara non è tipa da farsi impressionare. Come una formichina recupera e chiude 75 63. Il grande giornalista Rino Tommasi diceva sempre che l’impresa non è battere un campione, ma è confermarsi il turno successivo contro un avversario più debole. Di scontri facili non ce ne sono in realtà . L’avversaria successiva si chiama Svetlana Kuznetsova, anch’essa vincitrice a Parigi (e agli US Open): partita quasi perfetta, 60 75. Ai quarti di finale incontra la testa di serie n. 10, la tedesca Angelique Kerber, ma anche questa cede in due set. Poi è il turno dell’australiana Samantha Stosur, proprio lei, che due anni prima perse contro Francesca Schiavone in finale. Altra impresa tattica. Sara domina il primo set, viene bombardata nel secondo, ma nel terzo si riprende e vince. È in finale.

Il venerdì pomeriggio Sara scende in campo ancora. Al suo fianco, l’amica e compagna di doppio, Roberta Vinci. Hanno perduto la finale dell’Australian Open a inizio anno. Hanno vinto cinque tornei insieme nel 2012. Vengono dal successo agli Internazionali BNL d’Italia di Roma. Molti le additano come le vere favorite. Perdono il primo set contro le potenti russe Maria Kirilenko e Nadia Petrova, ma rimontano e vincono. Che spettacolo. Sono belle da ammirare tatticamente. Sono complici di un sogno. Il loro sogno che si è finalmente realizzato.

Poi arriva il giorno della finale. Davanti a Sara Errani c’è la tennista più in forma del momento. Maria Sharapova. Sugli spalti, ad assistere al match, nomi che solo a pronunciarli insieme viene un capogiro. Tutte campionesse che hanno trionfato qui nella prova del Grande Slam. Chris Evert (7), Martina Navratilova (2), Monica Seles (3), Arantxa Sanchez Vicario (3). La tennista siberiana aggredisce subito e colpisce. Vince 63 62, centrando l’ultima prova dello Slam che ancora le mancava. Sara esce comunque a testa alta. Una sconfitta ci sta. Fa aumentare la fame di vittorie. Difficile chiederle di più. Dinnanzi a platee internazionali ha superato avversarie con cui aveva spesso perso.

Francesca Schiavone ha vinto il suo titolo parigino a 30 anni. Un’impresa che avuto pochi seguiti. Da allora, solo un altro successo, a Strasburgo, poco prima del Roland Garros 2012. Sara ha 25 anni. Alla sua età  certe campionesse hanno già  scritto la storia del tennis, e numero 1 forse non lo diventerà  mai, ma che possa essere una frequentatrice dei piani alti della classifica, assolutamente si. Per cominciare, ha testa. Nel tennis vale più dei colpi. Per informazioni, provate a chiedere a Goran Ivanisvevic, uno dei tennisti più dotati e per di più con un servizio imprendibile, eppure è riuscito a conquistare solo una volta Wimbledon quasi per miracolo, grazie una wild card a fine carriera. Il punto debole di Sara Errani è la seconda palla. Debole e facile. Una boccone prelibato per i bolidi di risposta, vedi Stosur e Sharapova quante volte l’hanno impallinata in quel modo. Ha margini di crescita. In questo senso, giocare il doppio le servirà  molto.

Veniamo al torneo maschile. Rafael Nadal ha vinto il settimo Roland Garros, superando anche l’immortale Bjorn Borg. Ormai è lui l’incontrastato re della terra battuta. Per anni le nuove generazioni sono cresciute nel mito del tennista svedese quando si parlava di Parigi. D’ora in avanti, sarà  Nadal il primo attore. Non di meno, non sta scritto da nessuna parte che la sua striscia di vittorie si fermi qui, e quindi potrebbe diventare il più titolato di sempre, staccando anche Chris Evert, ferma a sette successi come lui. Per ora.

E gli altri? Roger Federer non ha mai espresso il suo miglior tennis sulla terra battuta. Doveva arrivare almeno in semifinale. L’ha fatto. Ha poi perduto malamente contro Novak Djokovic in tre set. E lui? Il numero 1 ha giocato una gran finale, ma l’ha perduta. Dopo Montecarlo e Roma, ha perso contro il mancino spagnolo per la 3° volta consecutiva, mancando anche il Grande Slam, seppur spalmato tra 2011 e 2012. Il serbo infatti veniva da una striscia vincente consecutiva iniziata con Wimbledon e US Open lo scorso anno, e proseguita a gennaio con il successo agli Australian Open. Ma che Djokovic non sia più il giocatore dell’anno passato, era evidente già  a Melbourne. Novak non ha nessun colpo risolutore. Le sue armi sono tecnica perfetta, solidità  e testa. Se uno di questi non gira, non ha il montante da ko. E diventa un giocatore battibile.

Nadal è sempre stato diverso. E lo si vede. La terra rossa è la sua casa. Nessuno può permettersi di batterlo se è in forma. Ennesima bocciatura invece per Tsonga e Murray. Nessuno si aspetta miracoli su questa superficie da loro, ma il gap dal trio Roger/Nole/Rafael si sta allargando sempre di più e in modo preoccupante. Standing ovation infine per Andreas Seppi. Dopo aver eliminato Davydenko e Verdasco, agli ottavi di finale gli è capitato un cliente proibitivo. Novak Djokovic. Il tennista altoatesino si è ritrovato in vantaggio per due set a zero contro il numero 1 del mondo. Per uno poco abituato ai grandi palcoscenici, può non essere facile da gestire una simile situazione. Non è andata proprio così, però è stata un’occasione perduta. Djoko ha vinto al 5° set. All’uscita del campo Andreas è stato applaudito anche dal suo “nobile” avversario. Gli ha riconosciuto valore, e qualità . Ripartiamo da qui.

Ultima nota. Prima della finale femminile, i commentatori RAI si dicono soddisfatti per la presenza sul campo centrale del presidente del Coni, Gianni Petrucci, che ha fatto tappa mentre andava in Polonia e Ucraina per assistere agli Europei. Non ci vedo nulla particolare. Il Coni rappresenta (dovrebbe) tutti gli sport, e non solo il calcio. Farsi vedere interessato solo perché un’atleta ha raggiunto un risultato così importante è estremamente diseducativo. Sara è un’atleta da cui c’è molto da imparare, ma non oggi perché è arrivata in finale al Roland Garros. Il tennis come altri sport molto meno seguiti reclamano attenzione e considerazione.

Luca Ferrari

[12/06/2012]

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