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Ripensare il matrimonio e la famiglia dal 1990 in poi. Di Francesco Bricolo

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famiglie al museo

Non credevo che sarei tornato su questo argomento a così breve distanza, ma in effetti vale la pena farlo. Spiego il motivo.

Domenica 31 marzo 2014, nel pomeriggio. Sole splendente sono andato a tenere un incontro a Valeggio sul Mincio. Comune della provincia di Verona a pochi chilometri dal lago di Garda e all’appello non mancava nessuno. Era l’incontro di chiusura del corso fidanzati e il titolo che mi era stato dato perché previsto dalla scaletta era “Per sempre”.

Il giorno dopo su La voce d’Italia hanno pubblicato un mio pezzo dal titolo “Letti separati al corso separati” e i vari riscontri che ho avuto mi hanno indotto a tornare sull’argomento partendo da un punto che era stato discusso con ragazzi e ragazze del corso. Senza conoscerli bene avevamo sparato dei numeri che mi sono ripromesso di controllare. Rispetto al 2010 il 2011 ha visto un +0,7% di separazione e un +0,7% di divorzi e questo dato va letto all’interno del filone iniziato nel 199°, anno dopo il quale i tassi di separazione e divorzi sono sempre saliti. Ogni 1000 matrimoni c’erano 158 separazioni e 80 divorzi con un’età media di separazione di 46 anni per i mariti e 43 per le moglie. Il 72% dei divorzi e il 62,7% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli.

Si potrebbe andare avanti con dettagli che però si trovano in rete facilmente, questi comunque sono presi dall’ISTAT tanto per non sbagliarmi e non li avevo presenti a dire il vero quando ho accettato di tenere il corso fidanzati. Li ho controllati dopo e quando qualcuno ha sparato il 70% come media europea per i divorzi mi sono limitato a dire che io sapevo attorno al 50%.

Il dato sul quale vorrei soffermarmi riguarda la curva di crescita dal 1990 in poi. Mi sembra che da solo quel dato ci debba inchiodare ad un tavolo e ad una sedia per riflettere sul perché.

Per quanto mi riguarda sono nel mio quindicesimo anno di matrimonio e spero di andare avanti, dunque faccio parte della banda. Certo sapere e capire cosa è accaduto allora mica è facile. Io posso provare alcuni pensieri.

Intanto quando è toccato a me partecipare al corso fidanzati in una parrocchia di Bolzano nel 1998 ero piuttosto maldisposto. Ma va bene. Forse però è stato proprio quel ricordo che ha acceso una lampadina che mi ha fatto dire di sì quando ho accettato di tenerne uno. Il corso fidanzati ha infatti una caratteristica peculiare, è manifestamente inutile, non si sa a cosa serva. Si sa solo che se non ci vai magari ti sposano lo stesso ma con il muso lungo.

Forse però quando diciamo che è inutile sbagliamo, nel senso che è utile o inutile rispetto a cosa? Che obiettivo di prefigge chi lo organizza e lo rende obbligatorio o fortemente consigliato?
Se l’obiettivo è quello di far durare il matrimonio, i numeri che abbiamo dato dicono chiaramente che non paga. Ma l’obiettivo non è quello.

Quello che posso dire è che quando mi sono chiesto che cosa sarei andato a dire ho scoperto che non lo sapevo e dovevo pensarci un attimo. Ma non voglio riassumere qui quello che ho detto. L’ho già fatto nell’altro articolo. Qui vorrei dire un paio di cose crude ma vere.
Se oggi i numeri sono questi e salgono è perché oggi si può senza grandi problemi, non suscita più scalpore come una volta e quindi si fa, ci si lascia. I motivi non sono semplici o riducibili ma certo c’è un dato di fondo. Io non so se sia vero quello che diciamo e cioè che noi per natura non tendiamo alla fedeltà, dico che non lo so perché da una parte mi pare che sia così, c’innamoriamo di altre persone e dobbiamo fare delle scelte. Dall’altra c’è anche da dire che la fedeltà porta in sé la perseveranza sulla quale non sputerei senza riguardo. C’è una grande dignità nell’amore che si da il compito di essere fedele.

Qual è la conclusione allora?
A me ne viene in mente una cosa ed è un po’ triste. Quello che manca o almeno è troppo poco è la fatica di ripensare al senso della famiglia e del matrimonio oggi nell’epoca della tecnica. In questo senso trovo folgorante e doloroso il pensiero di Umberto Galimberti che sostiene che non abbiamo istinti ma abbiamo un compito quello di vivere e di decidere che fare della nostra vita.

Oggi noi non siamo in grado di insegnare nulla alle coppie che fanno il corso fidanzati perché non facciamo la fatica di ripensare il matrimonio e la famiglia e queste mie poche righe vogliono spronare in questa direzione.

Francesco Bricolo

[03/04/2014]

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