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Renzi sfida Grillo: ‘Beppe firma subito le nostre proposte o sei solo un chiacchierone’

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Matteo Renzi è il nuovo re del Pd, incoronato dal voto del «popolo», l’ultima speranza dopo una serie di sbandamenti e fallimenti, come si sente ripetere nel salone del centro congressi della Fiera di Milano.

Matteo Renzi arriva e arringa la folla mettendo a fuoco un ‘nemico da battere’ eccolo, è Beppe Grillo. E’ una sfida all’altro rottamatore storico e viene dal nuovo segretario Pd che ha rottamato un’intera classe dirigente.

E dire che i temi potrebbero essere ritenuti comuni per i due contendenti. Renzi ricorda: legge elettorale per arrivare a un sistema «nel quale chi vince vince davvero», riorganizzazione istituzionale per trasformare il Senato in una camera delle autonomie senza (nuovi) eletti né indennità (aggiuntive); tagli ai costi della politica perché, per esempio, un consigliere regionale non guadagni più del sindaco del Comune capoluogo. «Noi siamo pronti a rinunciare alla tranche di finanziamenti pubblici», urla Matteo. «Quaranta milioni di euro. Ma tu Beppe firma subito le nostre proposte o sei solo un chiacchierone. Se non ci stai, l’espressione buffone vale per te».

Il lavoro, il primo tema da affrontare: “È finita l’era ideologica, scandisce, troppo tempo s’è perso a parlare di articolo 18. Entro gennaio deve invece arrivare una legge per semplificare le regole del mercato, ma anche per immaginare (per tutti, non solo per i «garantiti») un meccanismo di «sussidio universale»” dice Renzi.

E poi ancora: “Riforma della Bossi-Fini per introdurre lo ius soli («almeno alla fine di un ciclo scolastico») e le civil partnership «che faranno parte del nostro programma piaccia o meno a Giovanardi»” e qui viene giù la sala con un’ovazione da stadio).

Dubbi e critiche al discorso da grande trascinatore arrivano da Pippo Civati, che confessa di non aver apprezzato nemmeno la sfida «da western» lanciata a Grillo: «Io faccio fatica a fare il papà e il parlamentare, mi chiedo come farà lui a fare il segretario e il sindaco».

Paolo Pradolin

[16/12/2013]

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