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IL MIO INCONSAPEVOLE, MISERO E GRAMO 25 APRILE 1945
Il 25 aprile 1945, allorché il Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia ordinò l’insurrezione generale che si concluse con la cacciata dei tedeschi e dei fascisti dalle grandi città italiane del Nord, avevo circa 9 anni e mi trovavo a Venezia, dove peraltro ero nato nel maggio del 1936.
Alla stregua di un po’ tutti i ragazzini della mia età di allora, tuttavia, ero del tutto inconsapevole di ciò che in effetti mi stava accadendo intorno: in altre parole, di ciò che politicamente e storicamente di importante stava avvenendo per il nostro Paese, di cui mi renderò conto soltanto nel prosieguo degli anni.
Il 25 aprile del 1945 pertanto, ancorché mi trovassi anch’io, mischiato a una folla strabocchevole, in Piazza San Marco – dove, come in altre città italiane, si stava celebrando la Liberazione – ero lì per tutt’altri motivi, tuttavia, di qualsiasi altro dei presenti: in altre parole… per raccattare “cicche” da rivendere poi ai miei amici più grandi, che avevano già iniziato a fumare, al fine di poter racimolare i soldini sufficienti per concedermi, a somiglianza dei miei coetanei più fortunati di me che potevano facilmente concedersela – in virtù della “paghetta” che, nonostante i tempi, puntualmente ricevevano dai loro genitori – di una coppa gelato possibilmente con più palline di gusto diverso, e magari anche con un po’ di panna, che desideravo invano, senza tema di esagerare, da… “illo tempore”.

Ma che poi, una volta finito di raccattare “cicche” a destra e a manca della Piazza, grazie ai soldini guadagnati da esse, potei finalmente concedermene addirittura un paio: considerato che, con l’arrivo dei militari americani, le cicche di “Luky Strike”, “Camel”, “Pall Mall”… etc. che si potevano raccattare non si contavano ormai più e che, in virtù della loro migliore qualità di tabacco, nonché della loro maggiore grandezza rispetto alle cicche degli italiani – delle nostre “Alfa”, “Nazionali”… etc., – erano inoltre parecchio ambite e gradite dai miei amici più grandi per i quali mi trovavo lì, che non esitarono a pagarmele profumatamente.
ENZO PEDROCCO
(Foto tratte dal Web)
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A me il 25 Aprile mi ricorda finalmente la fine di tragedie vissute dalla mia famiglia: il primo marito (25 anni) di mia madre disperso con altri 144 marinai nell’affondamento del cacciatorpediniere “Fulmine” il 9/11/41 silurato da un sommergibile inglese. Il fratello di mia madre, del quale porto il nome, perito orribilmente con altri 4.000 soldati italiani prigionieri dei tedeschi a Rodi, nel naufragio della carretta (piroscafo “Oria” chiusi nelle stive) che li stava trasportando in Grecia per poi proseguire in treno verso un campo di concentramento in Germania. Come a Cefalonia si erano rifiutati di combattere a fianco dei tedeschi ed erano stati subito sopraffatti. Uno zio, prigioniero dei tedeschi dopo l’8 settembre e internato nel campo di sterminio “stalag 328” a Leopoli, miracolosamente sopravvissuto. Mio padre, operaio specializzato magnetista presso il “Nicelli”, obbligato ad andare in africa per la manutenzione dei bombardieri S.M. 79, ferito gravemente durante un bombardamento notturno in Marmarica nel 1940, salvatosi miracolosamente, poi decorato con croce in ferro al valor militare (pur essendo civile) per valore dimostrato durante gli attacchi. Storie di una famiglia come tante di quegli anni.
dispiace molto leggere cose così tristi che magari all’epoca erano normalità ma che nessuno di noi (compresi tanti che oggi parlano e sparlano) hanno vissuto o sanno davvero.. le mando un abbraccio