tre ponti rio novo venezia

Presi dai fumi di un nuovo furor iconoclastico toponomastico, i membri della Giunta comunale si sono improvvisamente accorti che quel Piazzale, attorno al quale s’aggroviglierà il futuro della mobilità veneziana post-tram, è dedicato, sin da quando fu così denominato nel 1966, alla memoria del generale Cialdini, discutibile eroe risorgimentale, con sulla coscienza pesanti responsabilità nella cosiddetta “guerra al brigantaggio”, che in realtà fu una vera e propria guerra civile.

Il vicesindaco Sandro Simionato fa così sapere sulla stampa locale che l’assessora Agostini, poco prima di Natale, ha sollevato il problema, invitando a ragionare su altri nomi da dare al piazzale che sta per ospitare l’interscambio del tram, e, sorpresona: «Si è fatto il nome di Eugenio Miozzi, ingegnere e capo della Direzione Lavori e Servizi Pubblici del Comune di Venezia dal 1931 e a capo, nel ventennio successivo, di numerosi interventi che hanno cambiato il volto della città. Un nome che si lega al tema della mobilità».

Sorpresona perché sul tentativo, da me molto sentito, di onorare adeguatamente la memoria di Eugenio Miozzi avevo già “burocraticamente” fallito, vedendo bocciato più volte lo scorso anno, proprio dal centrosinistra, un mio ordine del giorno in Municipalità, che prendeva le mosse ricordando proprio come «purtroppo oggi il nome ed un approfondito studio dei suoi progetti giacciono in una sorta di limbo, nonostante si debbano ascrivere a Miozzi le “Opere di congiungimento di Venezia alla terraferma”consistenti nella realizzazione del ponte automobilistico translagunare del Littorio (ora della Libertà), di Piazzale Roma con annessa autorimessa comunale, del Rio Novo con annessi ponti, della Riva dell’Impero (ora dei Sette Martiri) con annessi ponti; la sostituzione dei due ponti in ferro sul Canal Grande, ormai fatiscenti, costruiti dall’ingegner Neville a metà ottocento, con il ponte dell’Accademia in legno provvisorio (inaugurato il 19 febbraio 1933) e il Ponte degli Scalzi in pietra (inaugurato il 28 ottobre 1934); la ricostruzione del Ponte dell’Arsenale sul Rio delle Galeazze a doppia travatura ad angolo prendendo a modello l’antico ponte levatoio; il Casinò del Lido, ultimato nel 1938, e il contemporaneo restauro di Ca’ Giustinian a Venezia, assieme all’intera sistemazione urbanistica lidense dell’area del Casinò e del vicino Palazzo del Cinema (progettazione del terzo palazzo, mai realizzato per gli eventi bellici, compresa); nel 1936, il “Piano di sistemazione del Teatro Comunale ‘La Fenice’, che ne prevedeva un totale restauro intervenendo nel distributivo interno, apportando “tutte le modifiche possibili, ma senza alterarne l’originario assetto architettonico”, i cui materiali relativi, da lui redatti per tale restauro, si sono rivelati assai utili nella recente ricostruzione del teatro; nel 1939 lo storico “Progetto di massima per il piano di risanamento di Venezia insulare”, fino alla progettazione dell’Isola Nuova del Tronchetto; e anche dopo la pensione continuò a sfornare (purtroppo inascoltato) molti progetti e studi su Venezia».

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Ben venga, allora, questo tardivo recupero di memoria, anche se però credo di primo acchito che appaia parecchio infelice affibbiare ahimè al piazzale che rappresenta uno dei massimi errori tecnici delle recenti amministrazioni comunali sul fronte della mobilità integrata veneziana il nome di chi invece ha operato e progettato in modo strategico sui temi degli accessi e dei trasporti veneziani e anche – inascoltato – sul disegno urbanistico di Mestre “bella”, come continuazione in terraferma della tipologia urbana veneziana. Ma, se il suo nome dato a quello snodo può servire di stimolo per cambiare modo d’approcciarsi a temi così importanti, avanti allora senza indugio, nella necessaria opera di ricordo e di corretta valutazione della figura fondamentale per la Venezia del ‘900 (e speriamo anche per quella del futuro) di Eugenio Miozzi.

Pietro Bortoluzzi
consigliere provinciale e municipale di Venezia
Fratelli d’Italia

[05/01/2014]

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