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Piano Casa della Regione bocciato dal governo: ‘illegittimità costituzionale’

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venezia dall alto

Il dibattito impegna da settimane ambientalisti, politici e semplici residenti. Contro il Piano Casa Regionale Veneto si è scagliato violentemente anche il sindaco Orsoni accusando di voler fare di Venezia un unico, grande, albergo. Mentre il vicepresidente Marino Zorzato chiariva ovunque che, con la sua legge, il Terzo piano casa valido fino al 2017 per rilanciare l’edilizia non ci sarebbe alcun pericolo per il paesaggio e men che meno per i centri storici.

L’obiezione più frequente: si possono mettere sullo stesso piano certi brutti paesotti industriali traboccanti di aree produttive e i borghi medievali unici al mondo e assolutamente da proteggere?

Un discernimento del genere bisogna lasciarlo fare ad un sindaco, nella speranza che sia onesto, altrimenti è la fine. E fu così che le contestazioni arrivarono bi-partizan, da tutti i paesi e sindaci, compresi quelli della stessa destra e della stessa Lega che governa la regione.

Quali devastazioni può creare alle aree verdi la possibilità concessa di ampliare la propria casa spostando la cubatura in un terreno il cui confine stia nel raggio di 200 metri dall’abitazione di partenza?

La preoccupazione di Venezia di ritrovarsi con una miriade di case, uffici e magazzini trasformati in alberghi e alberghetti, bar e trattorie e negozi di maschere senza che il Comune possa minimamente opporsi alla definitiva cessione della città, è stata accolta, nonostante la posizione più disponibile di Maurizio Lupi, dai ministri dell’Ambiente, della Cultura, del Turismo e degli Affari regionali Andrea Orlando, Massimo Bray e Graziano Delrio con l’aggiunta del ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato.

I ministri contestano un po’ tutto della nuova legge veneta. Dall’eccesso di «deroghe generalizzate» alla «automaticità delle misure premiali esautorando sostanzialmente i comuni dalla fondamentale funzione di pianificazione urbanistica», dal «contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza» di queste cubature-premio fino al rischio che le misure, anziché «tendere al recupero e al miglioramento del patrimonio edilizio esistente, possano determinare un ulteriore consumo del suolo».

Conclusione: «la norma mina in radice i presupposti stessi della tutela paesaggistica» e «deve ritenersi viziata da illegittimità costituzionale».

Ora la Regione Veneto ha qualche giorno di tempo per modificare una serie di punti. Ma sulla esautorazione dei sindaci, le deroghe sulle aree a rischio idrogeologico e le procedure facili sul cambio di destinazione d’uso, nessuna trattativa. Tutto bocciato.

Paolo Pradolin

[25/01/2014]

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