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Quando il merito non basta. Una Nazionale dai messaggi errati. Di Mattia Cagalli

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Pepito Rossi resta a casa dal Mondiale

I Mondiali Brasiliani sono a un passo, ancora pochi giorni e la partita Brasile – Croazia aprirà la competizione.

Competizione a cui parteciperà la Nazionale Italiana che, per la seconda volta nella mia vita non riuscirò a tifare. Mi dispiace ma dopo le vicende Coreane del 2002, quando l’allora commissario tecnico Giovanni Trapattoni non convocò Roberto Baggio, certe cose mi convincono sempre di più che chi merita davvero non sempre raggiunge i proprio obbiettivi.

Quell’anno Roberto Baggio si infortunò al ginocchio ma con un recupero lampo, tornò in campo e salvò il Brescia con 3 goals nelle ultime giornate di campionato. Eppure non bastò, Baggio rimase a casa. Per il suo sconforto, quello dell’Italia intera e soprattutto di Giappone e Corea.

I due paesi infatti premevano per la presenza del Divin codino, essendo l’unico giocatore che amavano. Credo che con la sua presenza, l’arbitro Moreno non avrebbe avuto lo stesso comportamento e l’avventura italica sarebbe andata oltre gli ottavi.

Ora a distanza di quattordici anni la storia si ripete, il giocatore con più talento resta a casa. Con la stessa scusa della scarsa tenuta atletico-fisica.

Pepito si è risentito molto dell’esclusione e ha twittato parole di rabbia e delusione. Cesare Prandelli ha prontamente risposto che è rimasto stupito da quello sfogo, perché a suo dire, Rossi sapeva da tempo che non avrebbe fatto parte dei 23.

Se così fosse, la giustificazione di Prandelli non fa che peggiorare la sua decisione: che senso ha pre-convocarlo nel gruppo se sai già che non lo porterai?

Autore di 16 reti, faro della fiorentina, maggior talento italiano e soprattutto desideroso di indossare la maglia azzurra… cosa doveva fare per meritarsela?

Soprattutto andiamo a vedere i sostituti: Insigne, giocatore certamente di prospettiva ma panchinaro nella propria squadra e l’altro è Cassano. Autore di una discreta stagione ma che si è veramente impegnato solamente negli ultimi due mesi, come se sapesse che bastava fare così. Il resto dell’anno l’ha passato a piangere e lamentarsi che Prandelli non lo avrebbe mai preso in considerazione.

Evidentemente è così che bisogna comportarsi, oppure fare come Mario Balotelli che litiga con tutti ma soprattutto in campo non si muove e non segna da mesi.

Eppure lui è un titolare inamovibile, il CT l’ha proprio dichiarato che a lui non rinuncia. Complimenti, bravo, questo è proprio il messaggio da lanciare.

Come quello del codice etico all’italiana, cioè usato solamente con chi e quando fa comodo. Come con Criscito che pagò con l’esclusione dall’Europeo per una indagine per presunte combine ma allo stesso tempo lo juventino Chiellini non ha avuto ripercussioni per le sue attività pugilistiche; non ritenute eccessive. Peccato che si sia preso quattro giornate di squalifica.

Ecco, questa è l’Italia, una nazione dove il merito non conta ma le convocazioni le fanno la forza dei club e soprattutto dei procuratori.

Certi giocatori purtroppo non sono rappresentati da chi conta, perché o gli allenatori della Nazionale perdono lucidità una volta su quella panchina oppure c’è di più.

Mattia Cagalli

[05/06/2014]

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