Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Pasquale Aita di nuovo in cella a causa di una delle sue… “esuberanze”. Questa volta il clochard di Piazzale Roma ha usato il suo carretto di “effetti personali” per elevarsi ed arrivare au una telecamera del sistema di videosorveglianza del Tribunale di Piazzale Roma. Con una notevole dose di impegno, Pasquale l’ha divelta staccandola dal muro e tutta la scena è stata completamente ripresa dall’altra videocamera di sicurezza.
In ogni caso, non era intenzione dell’uomo tenere il gesto nascosto, tanto che alla fine ha portato il dispositivo appena staccato negli uffici della Questura di Piazzale Roma. In conseguenza del fatto, Pasquale Aita è stato arrestato e condotto in cella, in attesa di un nuovo processo “per direttissima”.
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google
A Venezia convivono due mondi che non potrebbero essere più lontani, eppure raccontano la stessa cosa: l’assenza totale di responsabilità.
Da una parte c’è l’uomo rannicchiato sul pontile dei Giardini.
Non parla, non chiede, non disturba.
Si copre per dire: “Non mi interessa il vostro giudizio, lasciatemi stare.”
E i buonisti di passaggio si commuovono, gli scattano foto mentali, e poi tirano dritto.
Gli assistenti sociali? Fanno gli gnorri.
Nessuno verifica chi sia, come stia, se quella posizione sia una scelta o un silenzioso addio.
Dall’altra parte c’è Pasquale Aita.
Lui non si nasconde affatto: strappa telecamere, aggredisce, provoca, sfida perfino chi ancora lo difende per principio.
E ogni volta la storia finisce uguale: arresto, rilascio, nuovo arresto, nuovo rilascio.
Una giostra che non diverte più nessuno.
Ora basta.
Se Aita ha scelto di vivere così, bene: che se ne assuma le conseguenze.
In carcere avrà tre pasti al giorno e starà al fresco.
E se per qualcuno è ancora un “povero incompreso”, allora che se lo porti a casa il magistrato che lo rimette in libertà.
La differenza tra i due casi è abissale, ma la responsabilità è la stessa:
una città che non sa più distinguere tra chi va protetto e chi va fermato.
E noi, nel mezzo, a guardare.
Come sempre.