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Orsoni, chi è, da dove viene e dove andrà

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orsoni tra la gente

Tutti sanno dove abita il sindaco. È uno degli edifici più belli del Canal Grande, con tre lati esposti a mare e vista che tiene insieme Rialto e Ca’ Foscari. Nonostante relax e bellezze domestiche però, a chi lo incontrava negli ultimi tempi, spesso diceva: «Sono molto stanco…». Il nome di Orsoni era già stato ventilato per un’eventuale riconferma, ma, se così fosse stato, l’impressione è che si sarebbe trattato di un raddoppio suo malgrado.

Marzo 2010: Giorgio Orsoni diventa il primo cittadino di Venezia. Sostenuto dal centrosinistra veneto, infligge un’amara sconfitta a Renato Brunetta, candidato del centrodestra noto per le sue battaglie contro i fannulloni. Nonostante le previsioni dessero un confronto dall’esito incerto, Brunetta si trovò sconfitto a sorpresa in maniera bruciante perchè molti, anche tra gli amici-alleati, gli girarono le spalle.
Giorgio Orsoni, candidato dell’ultimo momento, anche grazie al notevole sostegno della Curia, divenne il dopo-Cacciari sul quale il Partito democratico puntò per assicurare al tempo stesso novità e continuità.

Orsoni vinse con la qualità più bella di cui è dotato: non finge di essere ciò che non è. Si impossessò di Cà Farsetti con la forza dell’uomo mite, dando un taglio netto alle esuberanze del vulcanico predecessore. Il Pd lo sostenne volentieri pur sapendo che il «suo» nuovo sindaco non aveva esattamente cromosomi da classe operaia e rivendicava con orgoglio la sua mancata appartenenza ad alcun partito.
Orsoni era ed è espressione della borghesia, figlio di un direttore di banca, docente di diritto amministrativo a Ca’ Foscari, titolare di uno storico studio legale a campo dei Tolentini, ex vicepresidente della Fondazione Cini con sede all’isola di San Giorgio, amante della barca a vela e appartenente alla Compagnia della vela, della quale era stato pure presidente.

Orsoni ha così preso la sua strada, contraddistinto da una grande capacità di ascolto pari solo alla capacità di non ascoltare nessuno. Un ossimoro che lo definisce quale amministratore che non si fa condizionare nel bene e nel male, cioè neanche quando il «suo» popolo gli chiede di prendere posizione su importanti questioni che riguardano cittadinanza e città.
Orsoni, finora, ha badato a tenere la barca dritta, cercando di evitare tempeste e secche, senza secondi fini e terze ambizioni, come un amministratore onesto, dotato di grande cautela, esercitata con estrema cautela, in modo da non dare fastidio a nessuno.
Sono diventati distanti anni luce i momenti in cui il sindaco Cacciari improvvisamente e spontaneamente – rischiando a livello personale – si metteva a prendere a calci la cassetta in cui imbroglioni truffatori spillavano denaro a sprovveduti facendo il gioco delle tre carte in strada. Ora abusivi e questuanti sono “ben” sopportati a Venezia, e non parliamo del resto.

All’improvviso arriva la bufera giudiziaria. Il sindaco della città più bella del mondo viene arrestato durante il suo mandato, spedendo al mondo l’immagine peggiore di una città avvolta dalla corruzione.
E all’improvviso Orsoni diventa sgradito anche al Pd. Il partito precisa subito: «Non è mai stato iscritto da noi», poi studia (siamo arrivati a queste ore), quale sarà la soluzione che crea meno danni.
Ora le dimissioni del sindaco non sarebbero sgradite al Pd, l’alternativa è continuare con il suo vice. Tanto, si tratta di poco, a Venezia si voterà di nuovo tra sette mesi.
E anche se l’inchiesta proverà le accuse o confermerà che il sindaco non ha mai preso un euro come egli stesso sostiene, al professor Orsoni la città ha già dato l’addio.

Paolo Pradolin

[08/06/2014]

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