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Old boy al cinema, un remake che “non s’aveva da fare”. Di Alice Bianco

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old boy al cinema

Remake rimpolpato di idee stravaganti, snaturato e reso ancor più ridicolo da una regia e una recitazione innaturale, Old boy si rivela il primo flop dicembrino, facendo rimpiangere l’originale da cui è tratto, l’Old boy (2003) coreano di Park Chan-wook.

L’ Old boy di Spike Lee inizia mostrando il protagonista, Joe Doucett (Josh Brolin), dirigente pubblicitario in declino e padre assente, che una notte, ubriaco, viene rapito così, nel nulla. Svegliatosi si ritrova all’interno di un bizzarro motel che per vent’anni diventerà la sua prigione. Inspiegabilmente liberato, Joe torna alla vita di tutti i giorni intenzionato a scoprire chi ha ucciso sua moglie e con la voglia di ritrovare sua figlia. Cercando qualche risposta, incontra una giovane assistente sociale (Elizabeth Olsen) e un uomo bizzarro e violento (Sharlto Copley), che avrà per lui delle risposte.

Cella d’isolamento, barba lunga, l’allenamento per ritornare in forma e riuscire ad uscire da quel luogo, la sete di vendetta, la scena del martello e dell’ascensore, tutti elementi presenti nell’originale e riportati nel remake. Ma cosa c’è allora di diverso e nuovo in questo rifacimento, quel qualcosa che possa distaccarlo dal suo predecessore?
La risposta è: niente o quasi, più precisamente, solo gli aspetti negativi. Senza raccontare nei dettagli il film, basti pensare che la suspense iniziale del coreano è qui totalmente eliminata, per lasciare più spazio alla storia e rendere probabilmente il tutto più comprensibile allo spettatore medio, per non parlare poi delle scene d’azione e combattimento, più che impressionare e impaurire lo spettatore lo fanno sorridere e il pensiero va subito a quanto sia assurda l’intera pellicola.

Approfondendo in maniera eccessiva i dettagli del contesto intorno alla figura del protagonista, soffermandosi troppo proprio su di esso e l’aver voluto evidenziarne l’evoluzione compiuta (da padre irresponsabile ad uno in grado di rimediare agli sbagli compiuti) hanno finito per “occupare” l’intera pellicola, risolvendo l’intricato tema principale del film solamente nell’ultima mezz’ora e lasciando alquanto perplesso lo spettatore.

È da sottolineare qualche tratto personale e qualche reinterpretazione, ma l’appellativo che meglio descrive il film è: la classica americanata. Sceneggiatura e regia a parte infatti, nemmeno la recitazione è delle migliori, con un Brolin innaturale e fuori dalla righe; rappresentano un’eccezione Sharlto Copley e il suo accento inglese così come la dolce Elizabeth Olsen.

Due anni di produzione e di attesa per chi aveva già visto la pellicola originale (vincitrice del Gran Premio Speciale della Giuria a Cannes 2004 ) e l’Old boy americano finisce quindi per stupire… ma in negativo. I rischi erano tanti, ma da un regista del calibro di Lee ci si sarebbe aspettati qualcosa in più.

Alice Bianco

[05/12/2013]

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