Venezia torna a brillare, in qualche modo, della luce della sua tradizione remiera con la celebrazione della 50ª edizione della Vogalonga, un evento che attira ogni anno migliaia di appassionati da ogni angolo del pianeta. Questa manifestazione non competitiva è divenuta, in qualche modo, simbolo della voga veneta, e gli si vuole attribuire valore di preservare una tradizione storica unica.
Sin dalle prime luci dell’alba, il Bacino di San Marco ha cominciato a popolarsi di imbarcazioni di ogni tipo, pronte a raccogliere la sfida di un percorso che si snoda per circa 30 chilometri tra i canali, le isole e i luoghi storici della città.
Alle 9 in punto, il tradizionale colpo di cannone dà il segnale di partenza: così partirà una regata che rappresenta molto più di una semplice competizione. Si tratta di una celebrazione della cultura e della tradizione di Venezia.
La Vogalonga è nata nel 1975, frutto dell’iniziativa di un gruppo di veneziani preoccupati per la scomparsa della voga alla veneta, minacciata dall’avanzata di motoscafi e barche a vela. Con il tempo, il messaggio intrinseco della lotta al moto ondoso, si è andato sfumando, mentre la manifestazione si ritagliava e stampava la sua data tra le più importanti dell’agenda veneziana.
Così, quella che era iniziata come una modesta iniziativa locale si è trasformata, nel corso degli anni, in un evento di portata internazionale. Oggi, oltre 2.000 imbarcazioni e circa 8.000 vogatori partecipano, confermando la rilevanza di questa manifestazione nel panorama culturale e sociale della città.
Il percorso della Vogalonga si snoda attraverso alcuni dei luoghi più suggestivi della laguna veneziana. Dopo la partenza dal Bacino di San Marco, gli equipaggi navigano tra l’Arsenale e l’Isola della Certosa, costeggiando le Vignole e Sant’Erasmo, prima di dirigersi verso Murano. Questa parte della regata offre ai partecipanti l’opportunità di ammirare scorci unici, dove la storia e la bellezza della laguna si fondono in un panorama mozzafiato.
Dopo aver raggiunto Murano, le barche faranno ritorno verso il centro storico, attraversando Cannaregio e il Canal Grande. L’arrivo è previsto alla Punta della Salute, tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio, dove ci sarà il consueto carico di entusiasmo e celebrazione. Le tradizionali imbarcazioni veneziane, come gondole, caorline, sandoli, pupparini e mascarete, si affiancano a barche “non storiche”, magari appartenenti all’ambito sportivo, che giungono da paesi stranieri, arricchendo il colorato panorama.
La Vogalonga, attraverso gli anni, da evento per i partecipanti è divenuta sempre più un’importante appuntamento per turisti, sia della navigazione, sia per affollare le rive e i ponti della città per assistere a questo spettacolo unico. In particolare, il passaggio delle imbarcazioni sotto il Ponte di Rialto e il Ponte dell’Accademia offre immagini spettacolari, rendendo omaggio alla bellezza intramontabile di Venezia.
L’edizione di quest’anno, nata con qualche difficoltà dato che la massiccia adesione di turisti stava lasciando poco spazio alle remiere locali, alla fine ha “aggiustato” gli equilibri e ripropone la continuità di una tradizione radicata nel tessuto sociale della città.
Alla fine, la Vogalonga rappresenta un momento di coesione e celebrazione collettiva, un richiamo a una storia condivisa che continua a vivere attraverso la passione dei vogatori e l’affetto verso la città e al suo mare.
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La Vogalonga è una metafora del declino della città storica, dove la speculazione turistica sta travolgendo la vita cittadina.
È triste constatare come, nella Vogalonga, le barche tradizionali siano state ormai quasi completamente soppiantate da imbarcazioni aliene che nulla hanno a che vedere con la laguna, tra cui goffe e chiassose dragon boats offerte in “Pacchetti Vogalonga”.
Chi ricorda l’emozione dell’alzaremi in Canale della Giudecca, il silenzio della Laguna rotto solo dalle voci dei vogatori e l’eleganza dei vogatori alla veneta al passaggio sul Canal Grande non può provare che amarezza di fornte alla volgarità delle ultime edizioni.
Abbiamo il modo di vogare più elegante del mondo, perfino gli stranieri se ne sono accorti (a Oxford, mi è stato detto, c’è una nutrita flotta di barche venete). Ma noi, per pochi spiccioli, stiamo distruggendo anche questo.
Vogliamo parlare di canoe o pagaie lasciate dai turisti dentro gli androni degli edifici o in mezzo ai campi?
Sicuramente un bell’effetto scenografico, ma visti tutti i problemi sollevati da diverse parti, siamo sicuri che incarni ancora lo spirito originale del contro il moto ondoso o sia diventata anche questa business???
ESATTO!!