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12/10/2026 — Valerio Cataldi, inviato in Sudan
Una traversata finita in tragedia al largo delle coste di Gibuti: almeno 139 persone hanno perso la vita e circa un centinaio risultano dispersi dopo il capovolgimento di un’imbarcazione a nord della città di Obock. Tra i deceduti sono contati 15 bambini. Il bilancio è stato diffuso dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) ed è ancora provvisorio.
La barca, partita da Gibuti con 305 persone a bordo, era diretta verso lo Yemen, una tappa della cosiddetta “Rotta Orientale” che collega il Corno d’Africa ai Paesi del Golfo. Le squadre di soccorso hanno recuperato finora 82 corpi; i sopravvissuti accertati sono poco più di 80, tutti di nazionalità etiope.
L’Oim riferisce che 64 dei superstiti sono assistiti in un centro di accoglienza a Obock. Alexandre Coissac, capo missione dell’Oim a Gibuti, ha definito l’accaduto “una perdita di vite umane devastante”, esprimendo vicinanza ai sopravvissuti e alle famiglie delle vittime.
Dal 10 settembre scorso l’Oim ha registrato oltre 20.000 attraversamenti dall’Etiopia a Gibuti. I migranti provengono soprattutto dai paesi del Corno d’Africa, in larga parte dall’Etiopia — in particolare dalle regioni del Tigrè e dell’Amhara — e dalla Somalia, come confermato da Kennedy Omondi Okoth, portavoce dell’agenzia Onu.
I numeri evidenziano un fenomeno in forte crescita: nel 2025 i morti e i dispersi lungo questa rotta erano stati oltre 900, nonostante un aumento dei tentativi di traversata del 18%. L’ultimo naufragio rilevante prima di questo episodio risale a marzo 2026, quando nove persone trovarono la morte e altre 45 non vennero mai ritrovate.
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