Decesso di Mahtab Savoji ancora avvolto nel mistero

ultimo aggiornamento: 06/02/2014 ore 14:17

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Mahtab Savoji trovata morta in acqua nuda al lido di venezia

Rajeshwar Singh, 28enne indiano, e la connazionale fidanzata 30enne Gagandeep Kaur, cioè i due coinquilini, non stanno aiutando granché a fare luce sulla morte di Mahtab Savoji, morta certamente a Milano e poi trasportata fino al Lido di Venezia con un trolley per gettarla in acqua.

Per esempio, non si sa ancora dove sia finito il trolley in cui era stato chiuso il corpo delle ragazza iraniana, quella valigia rossa che compare nel video delle telecamere di Santa Maria Elisabetta alle 21.56. Nel nuovo video, diffuso ieri dalla Polizia di Stato, si vede la coppia di indiani contrattare e salire in taxi a Piazzale Roma senza il trolley.

La coppia davanti al gip non avrebbe chiarito molto, ma il magistrato non ha avuto bisogno della confessione per confermare «il pesantissimo quadro indiziario a carico di entrambi gli imputati per il reato di omicidio». Ed ha ordinato che i due giovani indiani restino in carcere, perché c’era la possibilità della fuga. Singh aveva una prenotazione a suo nome su un volo diretto in India lo stesso 2 febbraio, giorno in cui sono stati arrestati.

La morte di Mahtab Savoji ha ancora troppi punti da chiarire, ad esempio: come si spiegano gli oltre 5 mila euro in contanti sotto il letto dell’indiano?
Il gip, inoltre, avrebbe stigmatizzato la «totale indifferenza per i valori della vita e della dignità umana», sottolineando il rischio fortissimo di inquinamento delle prove: «Gli stessi hanno in poche ore reso almeno tre versioni dei fatti l’una diversa dall’altra», avrebbe scritto il magistrato nell’ordinanza.

Alle indagini si deve aggiungere una specie di ‘confessione sconfessata’. Gagandeep Kaur, la fidanzata 30enne indina, appena uscita dalla stanza del pm Grazia Pradella, forse cedendo al momento di forte tensione avrebbe accusato il fidanzato: “l’ha uccisa lui, con una corda di cui poi si è disfatto, avrebbe detto”. Subito invitata a ripeterlo, ha ritrattato, dando però a se stessa la colpa. «Sono stata io, sono stata io, lui non è stato…».
Una confessione inutilizzabile, anche se l’avrebbero udita tre testimoni: il difensore (l’avvocato Nunzia Milite), un interprete e una poliziotta.

Paolo Pradolin

[05/02/2014]

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