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E’ scomparso, dopo una lunga malattia, l’avvocato Mino Martinazzoli, deputato cattolico, senatore, più volte ministro, e Segretario della Democrazia Cristiana. Aveva 80 anni ed era malato. Non si puo’ pensare alla storia italiana senza fare riferimento alla sua figura di uomo colto, perbene, onesto, e di grande dirittura morale. E’ stato un punto di riferimento per tantissimi giovani e anche suoi colleghi di partito soprattutto per la questione morale.


A lui, purtroppo, è toccato il compito di seppellire la DC e di creare il PPI che, alle elezioni politiche, del 1994 prese solo l’11%.
Martinazzoli era un brillante oratore, niente affatto noioso o triste e depresso come scrivevano alcuni giornalisti.

A Chianciano, qualche anno fa, pranzai con lui e altri e scoprii il lato ironico della sua persona, il suo ottimismo, e la sua intelligenza. Mi colpì la sua semplicità  e la sua cultura che declinava con un linguaggio facile e accessibile a tutti. Mi disse in quell’occasione che i democristiani erano una razza strana: “alla sera leggevano le Encicliche del Papa e alla mattina contavano le tessere”. E che le donne democristiane era più ambiziose degli uomini e marziali.

Martinazzoli era un intellettuale, non aveva doti organizzative, odiava negoziare Enti, ministeri, Asl, Ospedali, Banche, Assessorati, ecc. Non gli piacevano faccendieri, professionisti della politica, disonesti e imbroglioni anche se era consapevole che in politica doveva fare i conti con questi personaggi squallidi che disprezzava. Era per una politica alta, di grande profilo, intesa come gestione della cosa pubblica rivolta alla promozione del bene comune.
Per lui la politica non significava risolvere i propri interessi come avviene oggi, ma risolvere concretamente i bisogni dei cittadini e dare ad essi una risposta concreta.

Dopo Aldo Moro, Mino Martinazzoli, è stato uno statista e un uomo competente, lontano dalla politica di oggi fatta di compromessi, scandali, ricatti, e composta spesso da una classe dirigente raccogliticcia e affarista. No, Mino Martinazzoli, oltre ad essere stato una grande figura carismatica, è stato un uomo delle Istituzioni e di partito.
Cattolico, amava citare il Manzoni e, oggi che non c’è più, diremo con Lui che “ Cos’è la storia senza la politica? Una guida che cammina, cammina, con nessuno dietro che impari la strada, e per conseguenza butta via i suoi passi; come la politica senza la storia è uno che cammina senza guida.”

E ancora oggi che ha lasciato il mondo terreno: “il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola”, lo accoglierà  in Paradiso. [Dio] “infatti non turba mai la gioia de' suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”.

Sono sicuro che Mino apprezzerebbe queste parole di un grande scrittore lombardo che amava e apprezzava. particolarmente.
Noi lo ricorderemo come un uomo semplice, schivo, onesto, e galantuomo, lontano dai giochi di Palazzo. Un galantuomo che nella Politica difficilmente si trova perché -come diceva Mino citando il Guicciardini – oggi molti pensano al proprio “particulare”. E questo favorisce spesso il degrado della politica e la disaffezione dei cittadini verso le Istituzioni e la classe politica , e lo scollamento tra società  civile e società  politica.
Negli anni di Tangentopoli era salito al potere, ma la corruzione politica aveva distrutto i valori nei quali credeva ed era stato educato e ormai non si riconosceva più: Le ultime battaglie politiche sono state quelle di Sindaco di Brescia e di avversario del centro destra in Lombardia.
Poi si è ritirato dopo 22 anni di politica attiva per lasciare il posto alle nuove generazioni. Un ricambio generazionale che altri suoi amici di partito non hanno mai applicato essendo vocati solo per il potere, il successo e il denaro. In questo sta la differenza di Mino Martinazzoli, un politico atipico, buono e mite. E, per queste ragioni, sentiremo la sua mancanza.

Alberto Giannino

[06 settembre 2011]

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