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martedì 28 Settembre 2021

L’Inter e gli arbitri, il mistero buffo

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Nessuno nega che l’Inter vada ricostruita, che non ha una regolarità di rendimento pari alle altre grandi e che non sia carente di giocatori di classe in ruoli chiave.
Tutto ciò premesso, all’Inter sono certi che a questo non devono andare aggiunte penalizzazioni dovute ad interpretazioni incoerenti degli arbitri.

Il tema riporta fuori una vecchia questione, che Moratti amava definire così: «Non mi pare che gli arbitri ci portino in palmo di mano e se c’è da prendere una decisione è difficile che sia favorevole a noi. Poi è ovvio che si possa sbagliare».

Dopo 16 giornate, l’Inter comincia ad avere qualche cattivo pensiero. Nessun dossier, nessun ‘libro nero’ e nessuno si è sognato di chiamare il presidente dell’Aia, Nicchi o il designatore, Braschi. Questo però non significa che la società si disinteressi a quanto sta accadendo, far sempre finta di nulla sarebbe anche irrispettoso nei confronti dei tifosi.

Facciamo degli esempi?
L’Inter ha avuto soltanto due rigori a favore nelle ultime 43 partite, nessuno in questo campionato. Numero statisticamente molto curioso, soprattutto se si pensa che i nerazzurri sono la squadra con il miglior attacco: in 14 partite su 16 ha avuto un maggior possesso-palla rispetto all’avversario; è la squadra che ha segnato più gol tirando all’interno dell’area di rigore.

Da quando Braschi è diventato designatore, è passata una linea interpretativa nuova, molto curiosa: un rigore, che fino a ieri o ‘c’era’ o ‘non c’era’, oggi «ci può stare». Frase che autorizza qualsiasi tipo di decisione ed è evidente che in tutto il campionato in corso gli arbitri hanno ritenuto che per i nerazzurri il rigore in qualche occasione ci potesse anche stare, ma non l’hanno mai fischiato.

Acquah su Alvarez in Inter-Parma (3-3): una spinta che in altri casi è stata tranquillamente punita con il rigore. Contro il Torino (20 ottobre, 3-3), l’arbitro Doveri ha esibito una pessima serata: implacabile nel fischiare la punizione per un intervento di Wallace, che nell’epoca del «fischiare poco e lasciar giocare», era apparso eccessivo dal campo ed eccessivo anche dopo essere stato rivisto alla tv. Espulsione di Handanovic: regolamento interpretato con eccesso. A Bologna, 24 novembre, Banti si è dimenticato di conteggiare, nel recupero, che tre giocatori rossoblù erano rimasti a terra a lungo per crampi, in fasi diverse della gara: quattro sostituzioni, due minuti di recupero.

Che la Roma a Milano abbia dominato la partita e meritato di vincere (5 ottobre), è evidente. Resta il fatto che il rigore del 2-0 (40’ p.t.), era stato fischiato per un fallo commesso fuori area, con l’addizionale, Guida, a un metro dal fatto. Del resto l’arbitro era Tagliavento, quello delle manette di Mourinho, per sintetizzare, ma anche quello che domenica a Napoli ha dimostrato che le regole non sono uguali per tutti.

Reduce dalla partita di Champions League fra Schalke e Basilea l’arbitro ha perdonato Mertens e punito Alvarez, per un fallo di mano identico, con la conseguenza che Alvarez, già ammonito, è stato espulso e salterà il derby.

La spinta di Maggio su Palacio in Europa sarebbe stata punita con il rigore (lo sa il Napoli, che ha subito un penalty a Dortmund per molto meno), invece il severissimo Tagliavento ha lasciato correre.

Come dire: queste sono le regole, poi però si fa un po’ come ci pare.

Roberto Dal maschio

[18/12/2013]

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