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Letta lascia, anzi no: raddoppia. Allontanate voci di dimissioni, Renzi che farà?

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cade il governo

E’ stata una giornata altalenante. Dopo l’incontro mattutino tra Enrico Letta e il segretario del Pd Matteo Renzi, molti renziani fanno capire che è fatta. In Transatlantico si lasciano andare: «Letta ha capito, si tratta solo di decidere di come vorrà finire».

I giochi sembrano fatti, sta per decollare il “Renzi I”, ma poi qualcosa cambia.

Passa un po’ di tempo e da Palazzo Chigi risuonano echi di guerra: «Ognuno è rimasto sulle sue posizioni». E che sia così, lo si capisce nella conferenza stampa delle 18 del premier. Quaranta minuti e oltre di bordate, sia pure ben calibrate e senza mai esagerare, con un unico destinatario: Matteo Renzi.

Letta non lascia ma raddoppia: sfida il suo avversario, lo invita a uscire allo scoperto se vuole la sua poltrona e contemporaneamente sostiene e prova a rilanciare il suo governo, proponendo un Letta bis e un «nuovo patto» senza più scadenze.

Gli uomini di Renzi sono spiazzati, convinti come erano che il passo indietro fosse ormai certo. La parola, e potrebbe essere quella definitiva, passa ora alla direzione del Pd, che si riunisce oggi.

L’incontro mattutino tra Letta e Renzi dura un’ora e non è certo sereno. Ma all’uscita il segretario del Pd spiega ai suoi di essere soddisfatto. Il premier, racconta, gli avrebbe fatto capire di essere pronto ad accettare la svolta. Renzi gli ha anche proposto un incarico di governo. Ma evidentemente, dentro di se’, Letta ha altre idee.

Il voto anticipato sembra sempre più vicino, poi la presa di posizione del premier.
Letta si presenta in conferenza stampa con un sorriso un po’ tirato. Nega le accuse di aver perso tempo: «Ho aspettato le decisioni del Pd, che aveva voluto dare la precedenza alla legge elettorale. Se si è perso tempo non è colpa mia». Smentisce recisamente di volersi dimettere: «Le dimissioni non si danno per dicerie, per manovre di palazzo, per retroscena». Poi attacca: «Ognuno deve pronunciarsi. Ognuno deve dire cosa vuol fare, soprattutto chi vuole venire qui al posto mio. Ognuno deve giocare a carte scoperte». Letta si dichiara «uomo del Pd» e «uomo delle istituzioni». Si dice orgoglioso del lavoro fatto al governo: «Abbiamo fatto molto, per le condizioni date. Vivo ogni giorno come se fosse l’ultimo, anche perché sono stati talmente tanti quelli che hanno cercato di cacciarmi…».

Letta, infine, lancia l’ultima sfida: «Il mio governo è nato in Parlamento, il suo lavoro deve essere esaminato nelle sedi appropriate, incluso il mio partito, il Pd e dal suo segretario. Dobbiamo agire con la logica della cristalleria, altrimenti finisce male».

Paolo Pradolin

[13/02/2014]

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