EMERGENZA ABITATIVA
Per contrastare adeguatamente lo spopolamento e favorire la residenzialità, due problemi attualmente forse tra i più urgenti per Venezia.
Trovo che sarebbe d’uopo, anzitutto, un recupero il più veloce possibile, delle migliaia di appartamenti sfitti che, com’è noto, esistono nel territorio veneziano – tra quelli appartenenti al Comune e quelli appartenenti all’ Ater – per i quali sarebbe sufficiente talvolta, senza tema di esagerare, una sola e semplice manutenzione per poter essere riassegnati alle altrettante migliaia di famiglie che notoriamente ne cercano disperatamente uno, anziché essere lasciati, come avviene, purtroppo, all’inevitabile degrado.
Enzo Pedrocco
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google
E allora la domanda è inevitabile:
cosa ha pensato di fare l’amministrazione negli ultimi dieci anni?
Una genialata.
Quando la casa si libera, la restauriamo alla meno peggio.
Cambiamo il contratto da ERP a Social Housing.
Aumentiamo l’affitto.
E chi ci abita si arrangia.
Il tutto confezionato con un nome elegante: “Coesione Sociale”.
Così entrano più soldi e il cerchio si chiude.
Il risultato?
Disparità totale tra inquilini dello stesso condominio: chi ha ERP paga una cifra, chi è in Social Housing ne paga un’altra.
La manutenzione straordinaria resta teoricamente a carico di Insula/Ater, ma non viene mai fatta.
Gli inquilini devono arrangiarsi con infiltrazioni, serramenti marci, scarichi inesistenti, impianti vecchi di quarant’anni.
E intanto le case vuote restano lì, chiuse, a marcire.
Ed è qui che entra in gioco un’altra responsabilità, quella che nessuno vuole nominare:
chi oggi si candida a governare Venezia è lo stesso che ha gestito — o tollerato — questo sistema negli ultimi dieci anni.
Un sistema che blocca le assegnazioni, spreca patrimonio pubblico e crea disuguaglianze dentro gli stessi condomìni.
Se davvero si vuole una città abitata, viva e accessibile, la strada è semplice:
assegnare subito le case chiuse e permettere agli inquilini, con un contratto chiaro, di sistemarle come ritengono opportuno.
Non servono slogan, serve volontà politica.
È tutto giusto quello che scrivete: case chiuse, tempi infiniti, ricorsi, burocrazia che rallenta tutto.
Ma manca un dettaglio fondamentale, che chi non ha mai avuto a che fare con Insula o Ater spesso ignora: le regole di ingaggio.
Quando un affittuario lascia un alloggio ERP, Insula/Ater lo obbligano a ridipingere tutto e consegnare la casa completamente vuota, come fosse nuova.
A quel punto, invece di assegnarla subito a chi è in graduatoria — magari con un contratto ERP che preveda chiaramente che l’inquilino si sistemi la casa come preferisce — cosa fanno?
Chiudono la porta e lasciano l’alloggio a marcire per anni, in attesa che una cooperativa incaricata da loro faccia i lavori. E così passano tranquillamente 4 o 5 anni prima che qualcuno possa entrarci.
E qui arriva il nodo politico, quello che nessuno dice mai:
questo sistema è mantenuto da decenni dalla politica, soprattutto da quella sinistra che ha sempre considerato la casa pubblica come un terreno di controllo, un potere da non mollare mai.
Il risultato è che il patrimonio ERP diventa un limbo: né assegnato, né recuperato, né messo a disposizione dei residenti.
Se davvero vogliamo che Venezia torni ad essere abitata dai veneziani, la soluzione è semplice:
assegnare subito le case chiuse e lasciare che siano gli inquilini, con un contratto chiaro, a fare i lavori che ritengono necessari.
Così si recuperano migliaia di alloggi senza aspettare anni e senza buttare soldi pubblici in procedure lente e inefficaci.
Dice bene in proposito, fra gli altri, Monica Sambo – consigliere regionale che ha posto l’emergenza abitativa a Venezia al centro della sua agenda politica – che necessita assolutamente puntare, in sintesi, a riportare Venezia “al centro delle decisioni regionali”: invertendo la tendenza alla monocultura turistica attraverso investimenti strutturali sul diritto all’abitare.
In questi ultimi anni sono state restaurate centinaia di case tra centro storico e terraferma ma quando è stato il momento di fare le assegnazioni i soliti noti hanno fatto ricorsi al tar ritardandole perché il comune avrebbe favorito i residenti mentre i soliti noti volevano che le case fossero assegnate anche agli stranieri con solo 5 anni di residenza in Italia……. con , per questo motivo , molti punti in più dei residenti….