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lunedì 06 Dicembre 2021

Jersey Boys, il mito dei Four Seasons dal teatro al cinema

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Trasportare uno dei musical più famosi di Broadway, vincitore dei Tony Awards nel 2006 sul grande schermo, non è impresa da poco, alla cabina di regia infatti, non poteva che esserci un grande regista come Clint Eastwood, che con maestria ha saputo creare una pellicola degna dei Four Season, bilanciando la parte musicale con quella della nascita e sviluppo della band, dando vita ad un film accattivante, omaggio allo spettacolo e all’America anni Sessanta.

Frankie Castelluccio ‘’Valli’’ (John Lloyd Young) e Tommy De Vito (Vincent Piazza) sono migliori amici, che si arrangiano con qualche lavoretto illegale per il boss Gyp De Carlo (Christopher Walken), ma hanno una passione comune: la musica e il canto. Frankie soprattutto, è dotato di una voce straordinaria, tale da convincere persino il boss sul suo talento unico: nel giro di breve tempo, insieme a Bob Gaudio (Erich Bergen) e Nick Massi (Michael Lomenda), i quattro formeranno il gruppo dei Four Seasons, destinati a sbancare nel mondo del pop anni ‘60.

Mafia, gangsters e i ragazzi italoamericani in cerca di fortuna a New York, questi i tre elementi che rendono riconoscibile Jersey Boy, con essi anche l’ambientazione anni ’50 e Sessanta, l’epoca dei gruppi maschili, in particolare i tri per poi passare ai quartetti e mentre in Inghilterra spopolavano i Beatles, in America a camminare sulle strisce pedonali e calcare i palcoscenici televisivi e dei locali alla moda, c’erano i Four Season.

Il ritmo, del film, che partendo in sordina si anima delle verve e del carisma dei quattro cantanti e performers, può essere considerato direttamente proporzionale alla nascita, crescita e sviluppo del gruppo musicale, con una svolta fatalista che, per i cultori è scontato, mentre per i neofiti risulta dolceamaro.

L’atmosfera di gangsterismo e d’illegalità, i rapporti di vera amicizia e contrastati tra i componenti della band, l’idea di sogno e speranza americani si respirano a pieni polmoni, certo è infatti che la pellicola ha il suo punto focale ed è molto più interessante, dal punto di vista umano più che per le sue canzoni, impossibile non farsi prendere dal ritmo dei brani, ma ancora più intrigante è capire l’origine di esse e conoscere la vita private degli artisti.

Dalla sfacciataggine del Tommy ‘’Lucky Luciano’’ Vincent Piazza della serie tv Boardwalk Empire, riproposta qui in maniera ancora più estrema, alla vita basata sui valori come la famiglia e l’amicizia, di Frankie e Bob. Ragazzi totalmente diversi in grado di dar vita ad un miscuglio, anche se non del tutto eterogeneo.

Un ruolo quello dei protagonisti, che Eastwood ha sottolineato con lo stratagemma dello sguardo in macchina, rendendo i ragazzi, in grado di raccontare in prima persona e con le proprie parole, la loro storia.

Non è certo la prima volta che Clint Eastwood dimostra di saperci fare con la musica, da appassionato e da professionista e unendo ad essa il suo amore per l’America, ha così dato vita a Jersey Boy, una pellicola adatta a chi ama i musical e non, il cui merito però, va oltre che al cast, anche ad un bravo Stern, direttore della fotografia, riuscito nell’impresa di ricreare l’ambientazione giusta dell’epoca, periodo che ancora di più viene celebrato nel finale in un curtain call inaspettato e spassoso.

Alice Bianco

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  1. l’articolo commenta in modo semplice e reale un capolavoro ,che ti prende fin dall’inizio del film con la regia di un grande CLINT EASTWOOD ( meglio regista che attore secondo me) e ti fa entrare nella vita degli anni 60 attraverso un musical non stucchevole e con fotografie eccezionali.

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