Ivo Rossi e l’ordinanza anti-alcol, i commercianti protestano

ultima modifica: 06/05/2014 ore 16:00

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ivo rossi vicesindaco padova

Sono passate poco più di 48 ore dalla firma del provvedimento di Ivo Rossi in cui si ordina che è vietata la vendita e la detenzione di alcolici da asporto in un’area vasta intorno alla stazione di Padova e si organizzano le prime proteste, firmate, soprattutto, dai commercianti della zona che vedono calare gli incassi.
Ora ci sarà una ‘tregua’ di due giorni per analizzare caso per caso la situazione dei 75 esercizi colpiti dal provvedimento. Si tratta di bar, minimarket, supermarket e alimentari.

Nel lungo incontro di ieri con i commercianti e le associazioni di categoria che chiedevano il ritiro del provvedimento è stata esibita la minaccia di finire di fronte a un giudice come già accaduto per casi analoghi in altre città italiane (a Roma due anni fa e a Firenze all’inizio di marzo il Tar ha dato ragione ai commercianti).

«Costringere un negozio di alimentari a non vendere lattine di birra o bottiglie di vino perché c’è il rischio che qualcuno si ubriachi equivale ad obbligare un gioielliere a chiudere la propria attività perché potrebbe subire una rapina» dichiara il neopresidente dell’Ascom, Patrizio Bertin, trascurando però di ricordare che in caso di problemi di ordine pubblico la responsabilità è di altri.

Ivo Rossi a Padova non è certo l’unico amministratore che sta combattendo il degrado che si è abbattuto in tutte le maggiori città italiane. Gli amministratori lo contrastano con i mezzi consentiti: ordinanze, ricorsi al Tar che le invalidano, ecc.

I residenti se la prendono con i sindaci per violenza, accattonaggio e molestie, e un po’ ovunque si firmano provvedimenti deterrenti, salvo poi scontrarsi spesso con qualche realtà che si erge a paladina di un frainteso umanesimo. Così sono nate le sempre contestate ordinanze per allontanare gli accattoni a Treviso, per multare anche chi fa la carità a Verona, per vietare il consumo di alcol o di panini in alcune zone a Verona e Venezia, per sanzionare chi gira a torso nudo a Venezia, chi contratta prestazioni sessuali con le prostitute in alcune zone della città a Verona, Vicenza e Venezia.

Paolo Pradolin

[06/05/2014]

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  1. Affermo che le Ordinanze Sindacali ed i Regolamenti di Polizia Urbana devono essere conformi ai principi generali dell’Ordinamento, secondo i quali la prostituzione su strada non può essere vietata in maniera vasta ed indeterminata. Di conseguenza, i relativi verbali di contravvenzione possono essere impugnati in un ricorso. In più per le medesime ragioni, i primi provvedimenti suddetti non possono essere emessi per problematiche permanenti ed i secondi non possono riguardare materie di sicurezza e/o ordine pubblico.

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