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mercoledì 28 Luglio 2021

Il serpente di Venezia, Christopher Moore omaggia e sberleffa Shakespeare e Poe

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Moderno Dottor Frankenstein che profana le sacre opere di William Shakespeare ed Edgar Allan Poe per estrarne una creatura tutta sua, moderna quanto legata alla tradizione letteraria. Questo è il nuovo, grandioso, libro di Christopher Moore, <strong>Il serpente di Venezia, edito come sempre da Elliot (traduzione di Luca Fusari), che ci regala un dipinto, una messa in quadro che incanta e fa divertire come solo i grandi autori sanno fare.

Siamo a Venezia, molto tempo fa. Tre uomini, Antonio (un mercante), Brabanzio (un senatore) e Iago (un ufficiale di Marina), sono in attesa di un ospite. È il famigerato Taschino, laido e inafferrabile inviato della regina d’Inghilterra, che i lettori hanno già avuto modo di conoscere nel precedente romanzo Fool, tanto piccolo di statura quanto rognoso per i loro piani di ascesa al potere. Ad attenderlo, oltre ai tre veneziani, una piacevole serata di “spirito” con una pregiata botticella di sherry Amontillado e la bellissima figlia di Bra- banzio, Porzia.
C’è solo un piccolo dettaglio. Il vino è drogato, e la bella signorina non si presenta all’appuntamento. Questa volta il nanetto di Sua Maestà sembra in trappola. Ma Taschino non è tipo da farsi prendere alla sprovvista, specie se in suo aiuto giunge un angelo custode molto particolare.

Chi non è avvezzo allo stile di Moore potrebbe, con questo libro, rimanere un po’ scosso per come l’autore prende qualcosa di conosciuto e, in qualche modo “sacro”, come le opere shakespeariane o quelle di Poe e se ne fa beffe, trasformando la storia in qualcosa di esilarante e assolutamente imperdibile.

Attraverso una prosa fluida, intelligente, piena di intrighi e risoluzioni, i personaggi dell’immaginario collettivo, come Otello, piuttosto che Jessica e Shylock dal Mercante di Venezia, assumono nuove caratteristiche, nuovo spessore e diventano moderni, attuali senza dimenticare le loro origini.

Tra parolacce ed imprecazioni fantasiose che strappano sorrisi continui, Il serpente di Venezia è strutturato quasi come se fosse pronto per essere recitato a teatro, con il coro della tragedia greca che dialoga non solo con il lettore/pubblico, come accadeva nella notte dei tempi, ma anche con i personaggi che interagiscono minacciando o chiacchierando con esso, alter ego di Moore, dopo i monologhi cosiddetti a parte.

E così tra situazioni surreali e battute, si viene catapultati in una Venezia dogale che però non è protagonista quanto vorremmo, ma solo sfondo di queste vicende che avrebbero potuto prendere vita anche in altri luoghi, ma allora non avremmo avuto tutti quei personaggi che il Bardo aveva fatto vivere, sopravvivere, combattere e morire tra i canali della Serenissima.

Moore compie in maniera egregia il compito di mettere assieme tutte queste entità, facendole interagire, sovrapponendo tempi e spazi a suo piacimento, senza che niente faccia storcere il naso nemmeno per un secondo, anzi, ci si meraviglia della bravura di questo autore nel riuscire ad incastrare ogni vicenda famosa e farla aderire, con le dovute piccole modifiche, alla sua personale narrazione.

Il serpente di Venezia con il suo modo di fare esuberante e sfacciato si trasforma, per noi, nel libro di questa capricciosa e ballerina, un po’ come il protagonista Taschino, estate 2014.

Sara Prian

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