COMMENTA QUESTO FATTO
 

nazisti seconda guerra mondiale

“Una favola di Esopo”
“Oh, colta la ragazzina” disse quello più giovane.
“Dai, raccontaci la storia!”continuò. “Ho detto che è una favola, non una storia!” Nina non aveva paura, si sentiva forte, in grado di tener testa ai due. “ Raccontacela lo stesso, noi tedeschi amiamo le favole e la letteratura, ragazzina!”.
“Mi chiamo Nina, non ragazzina. E’ la storia di un uomo che crede di poter comprare un altro uomo, che ha la pelle scura, è etiope”.
“Uno schiavo, solo uno schiavo”, disse il tedesco portavoce dei due.
“Era un uomo come voi”, disse Nina ispirata da Diotima che l’incoraggiò ad osare. “Se qualcuno volesse cambiarvi il colore della pelle, non ci riuscirebbe, non si può!”
“Ci mancherebbe altro, ragazzina impertinente! Lo sanno i tuoi genitori che giri da sola nei boschi?”
“Sì, lo sanno, del resto non corro pericoli fra gli uccelli, gli alberi e gli scoiattoli che vivono in pace e non disturbano nessuno”.
“ La tua famiglia è cattolica, vai in chiesa?”
“Non lo so, non parlano mai di religione”.
“Siete ebrei?” Il tedesco aveva una voce baritonale, leggermente gracchiante. Dai suoi occhi emanava una strana luce.
“Cosa vuol dire?” Nina ormai aveva scelto di osare, il nonno l’avrebbe approvata. Capì subito dopo aver pronunciato quelle parole che forse stava esagerando. “Volevo dire che nessuno della mia famiglia prega, quindi vorrei, ma non posso rispondervi, mio nonno diceva che non è importante pregare”. “E cos’altro dice tuo nonno, cosa pensa di Mussolini, del fascismo?” Nina doveva essere convincente e tentò dicendo “Mio nonno adesso è muto, ha una malattia che gli ha tolto la parola. Cos’è il fascismo?”

“Pensi di prenderci in giro? Dove abiti?” Nina indicò con il mento il punto opposto al bosco e con il dito segnò i confini delle colline che morbide e flessuose galleggiavano fra onde di nuvole bianche sollevate da timidi raggi solari. Le intimarono in malo modo di tornare a casa e di non farsi più vedere da quelle parti. Nina ringraziò e sentì di non aver provato paura, forse l’incoscienza era più forte della realtà per una ragazza della sua età. Oppure quel suo fare sconsiderato si reggeva sulla soddisfazione di aver aiutato delle persone in difficoltà, con la sola colpa di essere ebrei. Era certa che i due tedeschi avessero capito che lei non li temeva.

Quel punto di forza, il non temere, il riuscire a convincere gli altri del suo coraggio sarebbe stato sempre un filo conduttore per la sua esistenza, un’eredità trasmessa dal nonno e dalla sua visione del mondo. Riprese correndo la strada di casa, già pregustava lo sguardo di approvazione di Anselmo.

‘Una bambina e il suo coraggio’, dalla bozza del libro in uscita di Andreina Corso

Riproduzione Riservata.

 

Una persona ha commentato

  1. E’ semore bello leggere le parole di Andreina Corso….che con questo racconto non solo fa onore al giorno del ricordo, ma tocca un argomento : il coraggio…,sul quale ci sarebbe tanto da parlare…magari un giorno Andreina ci farà la bella sorpresa di raccontarci qualcosa a riguardo!
    Grazie ancora per l’impegno e la dedizione a questo giornale!

Lascia un commento alla notizia che hai appena letto (nessuna registrazione necessaria)

Please enter your comment!
Please enter your name here