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nazisti seconda guerra mondiale

sorridendo. “Tranquilli che torno presto”, annunciò dalle scale.

Il viale punteggiato da giovani cipressi, accompagnò Nina al cancello d’uscita che si apriva a campi enormi incolti, circondati da erba alta e da arbusti tinteggiati in qua e in là da piccoli fiori gialli.
Nina sapeva di non dover correre, se vedi un tedesco, le raccomandava il nonno, tu saluti e tiri dritto, non mostrare paura, tieni alta la testa, vedrai che non ti fermano. In ogni caso non fermarti, se ti chiedono cosa c’è dentro la borsa, tu dirai che stai andando in chiesa, che è un regalo del nonno per il prete. Forte di quei consigli e di quelle convinzioni, Nina s’incamminò sulle stradine sassose che conducevano al bosco.

Camminò per oltre mezz’ora, la casa era seminascosta dagli abeti e dal flusso di una cascata che occultava le voci e i rumori. Bussò tre volte alla porta, come aveva convenuto da tempo il nonno con quella famiglia, le aprì il bambino più piccolo che subito fissò la borsa. Era un bimbo magro con gli occhi neri talmente grandi che occupavano gran parte del viso. Le sorrise contento, Nina lo prese in braccio e lo baciò. Pose la borsa sopra il tavolo di legno scuro e la famiglia si rallegrò, continuando a ringraziare, la nonna le prese le mani e gliele baciò. Nina le ritirò in fretta, “Non fatelo più, non fatelo più”, disse confusa, “è il minimo che possiamo fare”. La famiglia si radunò intorno al tavolo, con i volti sudati di emozione e di paura, Nina non avrebbe più visto quell’espressione d’incertezza in altri volti, più avanti nel tempo, quello stare stretti, incollati quasi in una esasperata vicinanza.

La famiglia viveva fino in fondo il sapore agrodolce di quel momento. Nina aveva rischiarato la stanza, portato l’energia del coraggio in quelle esistenze così provate dal dolore e dall’umiliazione. “Il nonno vi saluta, vi raccomanda di resistere, di non perdere la speranza. Ritorno fra qualche giorno, spero che questo vi basti”, disse Nina mettendo sopra il tavolo il formaggio, il pane, il latte, la polenta e le verdure. Osservò con sgomento che i bambini avevano afferrato il pane, lo ingoiavano a grandi bocconi, senza masticare. La madre deglutiva, senza osare toccar cibo.
“La prossima volta vi porto i fagioli”, disse salutandoli di fretta, per non sentire tutti i grazie che la famiglia continuava a pronunciare. “Aspetta!” urlò il padre dei bambini, “voglio donarti questo libro, ecco, queste sono le favole di Esopo, ti farà compagnia”. Nina si schernì, no grazie, non deve… “Ti prego, accettalo, mi fai contento”.
Nina

>>segue>>

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