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martedì 03 Agosto 2021

Il caso Eduard Einstein, il ritratto inedito di Albert Einstein e del figlio

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E perché mai la verità su Albert Einstein dovrebbe essere più importante di quella di chiunque altro?

Tutti conosciamo il genio senza tempo di Albert Einstein, tutti siamo rimasti almeno una volta affascinati da quel genio capace a 70anni di fare ancora le linguacce ad un fotografo. Ma pochi, o quasi nessuno, conoscono l’uomo e soprattutto il padre di un figlio rinchiuso in una clinica psichiatrica dall’età di 20 anni, Eduard.

Il caso Eduard Einstein, scritto da Laurent Seksik e edito in Italia da Frassinelli (traduzione di Francesco Bruno), ci parla proprio di questo rapporto, burrascoso e complicato tra i due. Un rapporto che si alimenta nella lontananza del padre dal figlio e viceversa, nelle contraddizioni che vogliono Albert padre, ma allo stesso tempo genio, un uomo che comprende tutto dell’universo macro, ma che si perde davanti all’infinito microcosmo di Eduard per il quale “Il nome Einstein è un peso enorme per un comune mortale”.

Ma la forza del libro di Seksik è quella di non fermarsi solo a due voci, ma di espandere la propria commovente storia ad un trittico composto da Albert, Eduard (l’unico che si rivolge al lettore in prima persona) e Mileva, l’ex moglie, la madre amorevole che non hai mai smesso di stare accanto al figlio bisognoso.

Tre voci, tre menti differenti, una linea sottile che separa il confine tra follia e normalità. “Sono pienamente consapevole che la gente mi prende per matto – si confida Eduard – mentre io non lo sono. Chi possiede la verità sul mio caso: la gente o io?”

Perché Eduard ha dei momenti di lucidità che permettono al lettore di entrare nei suoi sentimenti, di superare quella barriera di rabbia e ‘pazzia’ con il quale lo etichettano. Perché se la follia geniale del padre era accettata, quella del figlio, invece, deve essere frenata, rinchiusa, bloccata perché nociva in una società all’alba della Seconda Guerra Mondiale.

Il ritratto dei tre personaggi che ci regala Seksik è commosso e commovente, riuscendo a scavare in tutte le complesse e molteplici sfaccettature dei suoi protagonisti, in particolare di Albert Einstein. Se Eduard, infatti, è il vero protagonista egli è però un personaggio che nel nostro immaginario costruiamo da zero, Albert, invece, è una figura conosciuta, verso la quale abbiamo già delle idee e qui l’autore ci offre qualcosa che non avevamo ancora letto: l’intimità dei sentimenti del grande scienziato.

Sono le sue insicurezze, i suoi continui sbagli come padre e la goffaggine nel cercare di riparare ai danni fatti, che ci offrono un personaggio tutto nuovo, lontano dall’apparente gioia di quella famosa foto con la lingua di fuori. E se Albert si interroga sull’universo, Eduard si interroga continuamente sul suo microcosmo, si pone domande a cui non sa dare risposte, sa che i suoi sogni di diventare medico non potranno divenire realtà, ma lui prova a farsi accettare, prova a ricreare un suo universo, dove tutto va bene, dove lui viene considerato normale.

Costruzione e deflagrazione di universi, creazione di nuove leggi che regolano la Terra e lo spazio da una parte, ideazione di mondi piccoli nei quali poter sopravvivere dall’altra.

Un padre, una madre e un figlio, un filo unico, ma sottile, che li lega, all’interno di un labirinto che è la vita e i percorsi del cervello. Tra muri invalicabili che si costruiscono e altri abbattuti con la forza dell’amore e della volontà, distanze e riavvicinamenti, universi in continua espansione che si ristringono, drammi, debolezze, ma anche coraggio, questo è Il caso Eduard Einstein: un romanzo doloroso, che lascia l’amaro in bocca, ma che ci tratteggia una nuova immagine umana di uno dei più grandi scienziati della storia.

Sara Prian

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