‘I Centomila Regni’, un fantasy suggestivo dai risvolti psico-morali

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Opera suggestiva, a tratti disturbante, ma dal grande valore psicologico, morale e sociale. Questo è ‘I Centomila Regni’ di Nora K. Jemisin, edito da Gargoyle, che arriva sui nostri scaffali dopo aver vinto nel 2011 il Locus e il Romantic Times Reviewer’s Choice Awards come miglior romanzo

Ci fu un tempo in cui gli Dei governavano il mondo, fino a quando, ne i Centomila Regni si ritrovarono ad essere sottomessi nella città di Sky, diventando umili servi della famiglia reale degli Arameri. Il vecchio re Dekarta, un giorno, convoca a corte i suoi tre nipoti; Scimina, Relad e Yeine, protettrice della città di Darre, la cui madre, figlia del sovrano, è scomparsa in circostanze misteriose. Dekarta decide di nominare tutti e tre suoi eredi, ma solo uno potrà salire al trono, gli altri dovranno eliminarsi a vicenda.
Yeine si troverà così all’interno di una battaglia per il potere fatta di alleanze e tradimenti, di amicizia, amore e odio, dove gli Dei torneranno ad avere un ruolo chiave.

Sicuramente non capita molto spesso di imbattersi in un fantasy di questo genere, scritto in maniera così particolare e attenta, con un’avventura che più che tangibile e ‘terrena’, diventa introspettiva e psicologica.

Dopo la saga di ‘Hunger Games’ e più recentemente di ‘Divergent’, il fantasy ha preso una piega diversa, diventando simbolo e maschera per la critica della società in cui viviamo. Partendo da questi presupposti l’autrice de ‘I centomila regni’, Nora K. Jemisin, compie un’operazione ulteriore andando a scavare a fondo nella moralità dei propri protagonisti, ma anche nel genere umano più in generale.

L’autrice genera tra le sue pagine una nuova mitologia, più ristretta di quella creata da Tolkien nel ‘Silmarillion’, ma comunque altrettanto valida, permettendole di creare una struttura narrativa interessante e sfaccettata.

Sky, come Darre e tutte le città e le zone che compongono i Centomila regni sono lo specchio della nostra Terra, ma anche del nostro Universo con tutti i suoi difetti, ma anche con le qualità, come l’amore e l’amicizia, che diventano la vera arma per sconfiggere tutti i mali.

Perché se molti personaggi descritti sono dalla dubbia moralità, ce ne sono altri che migliorano Sky, che la rendono un posto degno di essere vissuto. Sieh, con le sue sembianze fanciullesche, è simbolo della speranza nelle nuove generazioni con un potere enorme che devono imparare a controllare ed incanalare nella giusta direzione per riportare l’ordine in un mondo di caos.

Ma c’è anche la metafora dell’amore, quello vero, non solo verso un’altra persona (o entità), ma più in generale verso il creato. Quell’esplosione di passione, di congiungimento che porta il singolo ad elevarsi oltre al cielo, a toccare punti impensabili nell’universo, sanando così l’anima ferita.

A questo si aggiunge il classico tema della crescita che trasforma l’opera anche in un romanzo formativo, dove Yeine riscopre se stessa e il prossimo, impara a prendersi le proprie responsabilità e a sacrificarsi nel nome di quello in cui crede. Grazie alla prima persona, scelta dalla Jemisin, seguiamo lo sviluppo emotivo e psicologico della protagonista, i cui occhi diventano il filtro con il quale ci viene raccontata la vicenda.

‘I centomila regni’ è un’opera solida, particolare nel panorama letterario contemporaneo, in cui i personaggi prendono vita sulle pagine grazie all’ottima caratterizzazione che la Jemisin dà, dove divinità ed esseri umani vengono a tratti messi sullo stesso piano, con momenti di grande intensità, anche disturbanti, altri più leggeri, ma sempre dal grande risvolto psicologico-morale.

Sara Prian

[08/03/2014]

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