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domenica 26 Settembre 2021

GRILLO ATTACCA, LETTA RISPONDE

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NOTIZIE ITALIANE | Enrico Letta questa volta non ci sta: «Respingo al mittente la parola colpo di Stato. Così Grillo ferisce le istituzioni del nostro Paese». Il premier, solitamente moderato e diplomatico, reagisce così, in modo inedito, al leader dei Cinquestelle e respinge al mittente le sue provocazioni. L'ultima esternazione di Beppe Grillo l'abbiamo sentita a SkyTg24: «C'è stato un bel colpo di Stato e lo ribadisco, non un colpettino. Ci hanno messo in un angolo, hanno tenuto bloccato il Parlamento. Sarà  guerra all'ultimo sangue perché in tutte le commissioni mettono degli ostacoli». Questa volta il premier pensa che Grillo abbia passato il segno: «È inaccettabileche parli di golpe. Usare questi termini è profondamente sbagliato, anche per il rispetto che dobbiamo portare al capo dello Stato». Moderato sì, ma questa volta Letta parla per lasciare il segno.

Beppe Grillo era andato giù duro con Enrico Letta, ad esempio prendendolo in giro sulla parentela con lo zio Gianni Letta, accusandolo di aver fatto «per vent'anni il nipote di professione» e il premier alla fine si è 'arrabbiato: «Se Grillo la butta sull'insulto personale vuol dire che non ha molti altri argomenti. Lui insulta e io lavoro». E qui il premier affonda, mettendo il dito nella piaga del M5S: «Io con un decreto toglierò lo stipendio ai ministri e lui vedo che non riesce a togliere la diaria ai suoi parlamentari, che si ribellano».

Letta ora spera che la questione e il leader del Movimento si fermi. Ma Beppe continuerà  a picchiare su Palazzo Chigi come ha fatto di nuovo ieri pomeriggio dal suo blog, mostrando tutto il fastidio per l'intromissione del premier nelle beghe del suo partito: «Un mantenuto dalla politica dal 1996 ci fa lezioni di morale. Non le accettiamo da una persona che si tiene stretti i 46 milioni di euro di rimborsi elettorali del pdmenoelle. Piglia e porta a casa, capitan Findus».

Probabilmente ora il campo di battaglia si sposterà  su un'altra battaglia di Grillo, che è convinto che un bambino che nasce in Italia da genitori stranieri non sia automaticamente italiano: «Serve un referendum». Il Pd, Livia Turco in testa, sostiene invece la proposta del ministro Kyenge.

paolo pradolin
[redazione@lavocedivenezia.it]

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[11/05/2013]


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