Giorgione a Palazzo Grimani: quando l'Arte si veste di intima sostanza

ultimo aggiornamento: 08/10/2010 ore 10:50

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[08/10] A volte i desideri si avverano. Oggi, grazie all'intelligenza di un grande critico che ama l'Arte nella sua accezione più sublime, possiamo ammirare, in alcuni spazi “casalinghi” del meraviglioso Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa, tre dei più famosi ed ammirati capolavori del Giorgione (1477/1510), scelti da Vittorio Sgarbi in occasione del quinto centenario della morte dell'Artista, per allestire questo avvenimento unico nel suo genere.

Parlo di desideri avverati poichè ritengo, mio personale pensiero forse da altri condiviso, che poter gustare un'opera d'Arte nel chiuso di una stanza, parte di un palazzo avito ricco di memorie famigliari degli antichi proprietari, sia un'esperienza unica che dia al visitatore la sensazione di trovarsi a contatto con gli “inquilini” dell'epoca. E questo piuttosto che negli spazi di un museo spesso ingombrato di vocianti ed incolti “passanti”, poichè può fornire quel senso di intimità  quale deve aver dato la frequentazione del “camerino” di Gabriele Vendramin ove, tra gli altri capolavori, si poteva ammirare ” La Tempesta ” di Zorzon De Castelfranco come ci tramanda la memoria di un grande collezionista dell'epoca: Marcantonio Michiel che la vide nel 1530, a soli ventanni dalla morte dell'Artista, parte dell'importante raccolta del Vendramin in cui doveva trovarsi anche l'altro capolavoro oggi in mostra:” La Vecchia ” secondo la descrizione degli inventari del 1567-1569 fatti sulle proprietà  del Vendramin stesso. Differente il destino del lacerto della “Nuda” proveniente dal magnifico affresco che adornava la parete sul Canal Grande del Fontego dei Tedeschi, oggi melanconicamente ricoperta di bianco sporco, quale doveva apparire agli astanti dell'epoca come il culmine del pensiero giorgionesco divenuto luce e colore. Purtroppo di quel capolavoro, alla pari di molti altri affreschi su palazzi veneziani, non rimane che il ricordo riportato dalle cronache di quei tempi, dovuto all'impossibilità  di tenuta di tale tipo di pittura conseguenza dell'alto grado di umidità  presente nella nostra Città .

Ora di questo singolare ed unico evento artistico dobbiamo parlarne come di una brillante idea di Sgarbi che ha voluto, inoltre, per il Vernissage di inaugurazione dare un suo tocco personale e provocatorio ideando una “Performance” intitolata Vanitas, consistente nel presentare accanto alla “Nuda” del Giorgione un nudo reale impersonato dall'attrice hard Vittoria Risi in una sorta di confronto tra sogno e realtà , tra passato e presente, attuato anche per richiamare a Palazzo Grimani il maggior numero possibile di visitatori che potranno così ammirare la bellezza di questo unicum urbanistico dal 2008 aperto al pubblico dopo un restauro dovizioso e che diverrà  il terminal espositivo delle Gallerie dell'Accademia nel prossimo futuro. Come dire: “Il fine giustifica i mezzi” e mai come in questo caso ci sentiamo di approvare quello che, al contrario, ha fatto storcere il naso a tanti benpensanti.

Va sottolineato ancora come questa Manifestazione abbia una doppia valenza, aver portato alla fruizione da parte di una buona quantità  di persone dei tre capolavori del Giorgione in primis, ma anche aver “attirato”, come già  accennato, un alta presenza all'interno di Palazzo Grimani che potrà  rendersi conto dell'eleganza non solo formale di una “Casa” veneziana, unica nel suo genere per la storia e l'architettura della nostra Città  nei primi anni del '500. Seppur oggi priva di arredi mobili è ancora in grado di folgorare lo spettatore per un numero ancor evidente di fregi e stucchi, opere dei maggiori Artisti del tempo, per la struttura abitativa perfettamente adattabile al vivere delle persone che ivi dimoravano, in un susseguirsi di spazi entro i quali è possibile, al presente, immaginare il quotidiano di coloro che li occupavano, quasi con un senso di partecipazione.

Ed è con questo sentimento che avviene l'incontro con le tre opere d'Arte che costituiscono il corpus di questa Manifestazione. Qualcuno potrà  dire un po' limitato il numero ma, possiamo assicurarvi, assolutamente sufficiente per affascinare lo spettatore, tale è la forza immaginifica di questi lavori che hanno il potere di condurci per mano nella Venezia dei primi anni del XVI° secolo, farci percepire i fruscii della storia di una Capitale allora al centro del mondo per cultura, bellezza e potenza economica.

Se, da un lato, la visione della “Nuda” ci pone innanzi alla potenza costruttiva di Zorzi da Castelfranco, capace di far affluire sulla parete del “Fontego” la luminosità  delle sue “invenzioni” fabulatorie pregne dei simbolismi esaltanti il momento storico della Città , lasciandoci, peraltro, solo immaginare lo splendore di quella facciata che immergeva i suoi riflessi nelle acque quiete del Canal Grande, e così facendo potremmo appena renderci conto di ciò che il tempo e l'incuria ci hanno tolto, ecco subito là  di fronte, sola, proveniente dalle profondità  del tempo, nella sala del caminetto, ci appare questa emblematica figura: “La Vecchia” descritta nei già  citati inventari del 1567-1569 delle collezioni del Vendramin e descritta allora come “…… retrato della madre di Zorzon de man di Zorzon con suo fornimento ( ovvero con la cornice originale tuttora in opera …”).
Molteplici, nel corso dei secoli le interpretazioni sul soggetto, il cartiglio che regge con la mano destra reca la scritta ” Col tempo ” e ciò indurrebbe a pensare ad una allegoria, se non fosse per la già  citata descrizione che la indica come la madre dell'Artista. Quale che sia la designazione nulla toglie alla forza dell'indagine interiore fatta dall'Autore con una sobrietà  cromatica ( ancorchè “lavata” dal tempo ) ed una leggerezza del segno, peculiare del suo caratteristico declinare ( e più tardi di solo qualche anno del suo “allievo” Tiziano) che ha reso la pittura veneziana del '500 un unicum straordinario ed irripetibile.

Ma solamente spostando l'occhio verso la sala attigua ci appare quello che, a buona ragione, viene considerato il ” capolavoro ” più enigmatico del Giorgione per la sua ermetica collocazione interpretativa, ancor oggi discussa da tutti i critici.
Per ” La tempesta” (foto) il tempo non è mai trascorso, e lì ad affascinarci col suo essere fonte di ogni pensiero occulto e vederla ora campeggiare in una sala di questo magnifico palazzo, ci comporta una emozione che accarezza l'anima.
Ci si avvicina con precauzione, si notano tutti i dettagli che mai prima si erano palesati. L'occhio scorre sulla superfice e si sofferma sul “soldato” e poi sulla “cingana” che allatta il figlioletto unici esseri umani presenti, indi sul fulmine che squarcia il cielo corrucciato che, con molta probabilità , ha indotto alla titolazione, il resto è scorcio paesistico, fenomenologia naturalistica che colpisce i sensi, quasi che l'Autore avesse voluto enfatizzare la bellezza di un paesaggio colto in un momento meteorologico particolare e che ha fatto dire a Vittorio Sgarbi ” Da molto tempo penso che la lettura più pertinente sia proprio quella impressionistica ….” sulla cui definizione ci troviamo assolutamente d'accordo anche per la strutturazione del dipinto, i suoi segnali cromatici, la postura delle figure e degli altri elementi presenti, i quali tutti contribuiscono alla solidità  del declinato pittorico, senza esserne alcuno il protagonista assoluto ma, forse, hanno ragione anche gli altri, coloro cioè che vedono in questo “stupefacente ” dipinto mille altre cose, rimane la certezza di trovarsi innanzi ad una delle più “innocenti ” interpretazioni dell'animo umano degli ultimi cinque secoli, che il sublime Zorzon de Castelfranco ci ha lasciato in eredità  morale.

La visita è terminata e vagando per le sale di Palazzo Grimani mi accorgo che si possono ammirare altre opere di vari Autori antichi, tra le quali alcuni ritratti della famiglia Grimani eseguiti da un “certo” Jacomo Tintoretto, tutte di appartenenza e qui in pianta stabile, cosa che aggiunge valore alla visita anche quando le opere del Giorgione faranno ritorno alle loro sedi istituzionali.

Non mi resta che ringraziare per questo avvenimento che onora la Città  di Venezia la Soprintendenza Speciale ai Musei e alle Gallerie Statali della Città  di Venezia, nella figura del Soprintendente Vittorio Sgarbi, tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita della Manifestazione e per l'Organizzazione e Produzione l' ARTHEMISIA Group.

Esco, varcando il grande portone di Palazzo Grimani, e mi ritrovo sbalzato in un quotidiano chiaroscurale, con la sensazione tuttavia di poter usufruire del nettare di cui mi sono abbeverato poco prima come antidoto alla “bruttezza” che impera attorno a noi oggigiorno.

Ai nostri lettori do appuntamento alla prossima Mostra.

Venezia, ottobre 2010

Giorgio Pilla – Critico d'Arte

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