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Espresso rivela: traffico internazionale di virus, per il mercato degli antidoti provette che giravano per il mondo con i virus

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In questi giorni l’intero mondo scientifico è in subbuglio per uno “scandalo” che sta rimbalzando in tutti i media: vi sarebbe stato un traffico internazionale di virus con base anche veneta in cui sono coinvolti scienziati di fama mondiale, altissimi funzionari ministeriali italiani, top manager di industrie specializzate nella produzione di vaccini.

L’inchiesta, ancora dai contorni molto oscuri, prende il via dopo l’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001. L’intelligence Usa ha segnalato all’Italia che nel nostro Paese vi era un pericoloso percorso — attraverso vari Paesi — di fialette e provette contenenti virus.
Alcuni virus particolarmente temibili, come quello dell’influenza aviaria, secondo queste accuse, al solo scopo di alimentare e incrementare il business transnazionale.

Non sono noti altri dettagli dell’indagine svolta nel massimo riserbo, anche perchè risulterebbero indagati una quarantina di personaggi dai nomi molto in vista. Infatti il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e i carabinieri del Nas non confermano e non smentiscono, né dell’esistenza dell’indagine, né tantomeno del coinvolgimento ufficiale nella stessa di quei nomi molto famosi.

A parlare dell’esistenza di questa super-blindata inchiesta è stato l’Espresso che, tra gli indagati per reati gravissimi (che comprendono anche l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione), indica anche il vicepresidente della commissione Cultura della Camera e deputata di Scelta civica (nonché pluripremiata virologa) Ilaria Capua.

Ilaria capua ha però dichiarato che si tratta di una «ignobile mistificazione», e ha detto di ritenersi «gravemente offesa dalle notizie palesemente diffamatorie divulgate sull’ultimo numero dell’Espresso sui “trafficanti di virus”».

Secondo il settimanale, dalle intercettazioni telefoniche è emerso come ci sia stato in un passato più o meno recente «il serio rischio di diffondere epidemie» per la fretta di mettere le mani sui ceppi patogeni nel modo più rapido possibile, evitando la burocrazia sanitaria e le misure di sicurezza, per essere i primi a inventare e commercializzare gli antidoti.

Redazione

[05/04/2014]

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