ENZO SANTINI | L' Artista che ha incontrato la storia

ultima modifica: 13/07/2012 ore 05:02

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Ci sono, nella vita di un Artista, incontri che possono cambiare l’andamento della propria esistenza indirizzandolo verso questa oppure quella attività  espressiva. Per ENZO SANTINI pittore, incisore, studioso di antiche tecniche pittoriche e calcografiche ( l’encausto e la litografia ) la via era tracciata sin dalla giovinezza per quell’abitudine al bello che nella sua Città  pare materia peculiare per gli animi più sensibili. Se a questo si aggiunge la frequentazione di un oculato e preparato docente ( Leo Rossi ) capace di aprire le vie dell’Arte ad un fanciullo, possiamo intuire come il suo destino di Virtuoso fosse già  compiuto.

Mancava, tuttavia, un successivo appuntamento, quello con la storia della sua Città , in particolare circoscritto nell’apparizione all’orizzonte del XIV° secolo di una figura gigantesca, quella Caterina Benincasa che diverrà , alla sua morte, Santa Caterina da Siena.

Per ENZO SANTINI fanciullo, le visite alla Chiesa di San Domenico, ove il capo della Santa si venera, accompagnato, forse recalcitrante, dalla Madre fervente devota della Santa, se all’inizio lasciarono nel suo animo di ragazzo tracce probabili di repulsione per quella reliquia scheletrita ( che più tardi avrebbe riprodotto in un dipinto dalle reali apparenze, oggi visibile nel corpo della mostra ) piantarono malgrado ciò un seme prolifico nel suo animo, un prodromo che avrebbe dato molti anni più tardi un frutto rigoglioso: quel Ciclo Cateriniano oggi visto come uno spartiacque nella carriera di questo inimitabile Artista.
Lo studio del Personaggio in tutte le sue sfaccettature umane e religiose, l’analisi delle conseguenze sociali, politiche ed umane che il suo comportamento provocò all’epoca della sua pur breve vita terrena affascinarono a tal punto l’animo di Santini da indurlo a tradurre in pittura tutte le sensazioni provate, gli stati d’animo provocatigli dalle letture delle famose “lettere” che Caterina inviava ai potenti e non del tempo denunciando e suggerendo modi di vita che contrastavano con il pensiero corrente.

Tutto ciò ebbe anche una conseguenza pratica sul lavoro del Maestro, in particolare sulla scrittura differenziata che si riscontra tra alcune delle opere del ciclo ed altre, raffronti “ de visus “ dell’espressività  che possiamo rilevare, appunto, confrontando un tempo operativo ad un altro, cronologicamente distanti e suggestionati dalla fonte animistica al momento a disposizione dell’Autore.

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