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giovedì 29 Luglio 2021

Eccesso di calcio, quando l’interesse economico uccide lo sport. Di Mattia Cagalli

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pallone calcio serie a campionato

Lo sport Italiano è vittima dell’eccesso di calcio.
E’ infatti oramai palese da anni che il pallone ha monopolizzato l’interesse degli italiani, a discapito di altri sport.

Quello che però non si riesce realmente a capire è se si tratta di una decisione imposta dai media, oppure è proprio lo sportivo (passivo) italico che non ha alcun stimolo dagli altri sport. Quasi certamente è un gusto imposto dai poteri forti (soldi), che decidono ciò che deve o non deve interessare e piacere allo spettatore.

Il campionato così detto spezzatino, è figlio di questi interessi che guardano al telespettatore e non al tifoso da stadio; anzi, tutto sembra tramare contro di lui.

Partite il sabato pomeriggio, alla sera o all’ora di pranzo, un delirio programmato per far impazzire anche il calciologo più incallito. Tutto questo per gestire al meglio la quantità di telespettatori davanti al match.
Certo, qualcosa influiscono anche gli impegni delle squadre in coppa ma questo è un problema di copertura.

Oramai si fa e si parla di calcio ogni giorno della settimana e in qualunque ora della giornata. Come se non bastasse, alcune emittenti ci propinano anche le sfide e i 90° minuti del secolo scorso, in cui l’unica cosa interessante è indovinare chi è ancora vivo, tra gli opinionisti e ospiti.

Cosa è accaduto agli altri sport? Perché il disinteresse dei media è pressoché totale nei confronti di discipline come il basket o la pallavolo? Ricordo che fino a qualche anno fa la televisione di stato, trasmetteva la partita più importante della giornata e anche le Nazionali (ricordo ancora le partite con Pozzecco dell’Italbasket o le sfide con l’Olanda di Zorzi e Giani).
Certo, qualcosa ancora si vede sparsa sui tanti canali del digitale ma si ha l’impressione che tutto venga emarginato nel numero più lontano del telecomando. Quasi per nasconderla.

Purtroppo tutto questo modus-operandi si ripercuote anche nella scelta dei giovani dello sport da intraprendere e di conseguenza nei nostri club e Nazionali.
Perché scegliere di giocare a Rugby o Sci, quando le speranze di raggiungere una notorietà o un guadagno sono minime nel nostro paese? Non dovrebbero essere questi i criteri che spingono un genitore e il figlio alla scelta dell’attività, eppure dato che quasi sempre il padre o la madre rivedono nel bambino quello che non sono potuti essere. Solitamente un calciatore del Milan, della Juventus o dell’Inter.

E’ davvero un peccato che sport come il rugby, non trovino la notorietà che meritano (anche se qualcosa sta lentamente cambiando), ed è ancora più triste venire a conoscenza delle vittorie del setterosa o del settebello, da un trafiletto sul giornale.

Per risolvere questa débâcle bisogna partire dalle origini, dall’attività fisica a scuola che, dovrebbe illustrare agli studenti la maggior parte degli sport esistenti. Non si deve limitare a un paio d’ore di calcetto per i maschi e pallavolo per le femmine.

Mattia Cagalli

[26/02/2014]

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