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Dionigi Tettamanzi: il Vescovo della carità , grande figura morale, lascia Milano

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Chi l'avrebbe mai detto che, il piccolo Dionigi, di appena 11 anni, lasciata la sua famiglia di modeste condizioni economiche, in Brianza, iscritto alla prima media, carattere forte, attivo, e dinamico, dal Seminario di Venegono, sarebbe diventato addirittura un Principe della Chiesa e l' Arcivescovo della Diocesi più grande d'Europa, vale a dire, Milano? Dionigi Tettamanzi è sempre stato a scuola uno sgobbone, uno studioso serio, motivato, e rigoroso, e, infatti, diventerà  Dottore in Sacra Teologia. Ma fino a 50 anni resterà  relegato in Seminario ad insegnare teologia morale (poco valorizzato) fino a quando Papa Giovanni Paolo II lo scopre ( anche attraverso le sue decine di pubblicazioni teologiche) e lo prende come collaboratore alla stesura di alcune Encicliche papali dove si distinguerà  per la sua cultura, competenza, e ortodossia. Il destino del teologo Tettamanzi si riassume cosi: valorizzato a Roma, ma come tanti preti ambrosiani eccellenti, bloccato inspiegabilmente a Milano. Ma Giovanni Paolo II lo nomina Arcivescovo di Ancona a 55 anni, poi diviene Segretario generale della CEI con il cardinale Camillo Ruini e, infine, Arcivescovo di Genova.
Qui, diviene progressista, e sposa la linea martiniana. E il potentissimo gesuita cardinale Martini lo premierà  chiedendo al Papa, al cardinale Sodano, e ai cardinali Re e Ruini di designarlo suo successore nel 2002. E cosi avviene.

Dionigi Tettamanzi è agevolato a Milano: conosce centinaia di preti, conosce tutti gli anfratti della diocesi, le parrocchie, i movimenti ecclesiali, i gruppi diocesani, la Curia, i Vescovi e tutti i Vicari episcopali. Fino al 2005 tiene un profilo basso come Arcivescovo: è considerato, infatti, papabile tra gli italiani, ma in Conclave, Ratzinger e Martini, fanno l'accordo e verrà  eletto il cardinale tedesco a grandissima maggioranza anche con i voti dei progressisti per l'unità  e il bene della Chiesa. Tettamanzi, che tutti davano come futuro Papa, resta deluso, ma come è nel suo stile e nel suo carattere, si riprende subito e si dedica anima e corpo al suo gregge e alla sua diocesi di cui è “custode della fede”.
Cambia strategia pastorale, e nel suo ruolo di Arcivescovo ci metterà  ancora più zelo, passione e ardore di prima; diventa più attento ai media rilasciando interviste in Tv e sui giornali. Capisce che per annunciare Cristo deve avvalersi dei mezzi di comunicazione in una società  tecnologica e dell'immagine dove (purtroppo) se non appari non conti. Nomina suo Vicario generale un suo ex alunno, il giovanissimo don Carlo Redaelli che è Dottore in Diritto canonico. Con mons. Redaelli, il Vescovo De Scalzi, don Bordoni (segretario personale) e mons. Spezzibottiani (moderator curiae ) costituisce il team di collaboratori insieme a don Gianni Zappa, esperto in comunicazione, e non solo.

Dopo la morte prematura di Spezzibottiani nomina Vescovi Ausiliari mons. Stucchi e mons. Brambilla che diventano altri due stretti collaboratori. A questo punto i milanesi conoscono il vero Tettamanzi: mite, diplomatico, e prudente ma, al tempo stesso, determinato, deciso, coraggioso nell'esercitare il suo ministero episcopale. L' esempio e modello del cardinale Tettamanzi senza ombra di dubbio è stato quello di Cristo che afferma nel Vangelo. “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore… Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre” (Gv 10,11.14-15).
Non è quasi mai dentro il Palazzo arcivescovile: girerà  tutta la diocesi senza risparmiarsi, visitando tutte le 1.100 parrocchie, ricevendo in Curia tutti i preti ogni lunedi senza appuntamento. Parteciperà  sempre ai Consigli parrocchiali, presbiterali e quelli decanali. Il suo contributo al Consiglio Pastorale non mancherà  cosi come i suoi consigli e suggerimenti. Tettamanzi è il Vescovo che dopo la Santa Messa incontra tutti i fedeli, uno per uno, e per tutti, ha una parola buona. Partecipa a incontri con intellettuali, sarà  presente sempre ai convegni più importanti della città  con il suo magistero autorevole e illuminante. Tettamanzi si occuperà  concretamente delle Istituzioni cittadine e non mancherà  di redarguire la classe politica quando quest'ultima si lascia affascinare dal potere, dal denaro e dal successo e quando palesemente non difende i Poveri, gli ultimi e i deboli.

Il caso dei nomadi è emblematico: Tettamanzi non vuole che vengano cacciati da Milano perchè crede nell'integrazione, nella cultura della solidarietà , e prenderà  le loro difese diventando impopolare presso alcune forze politche. Mai un Vescovo era stato in un campo rom a visitare un popolo discriminato e rifiutato. Analogo discorso vale per i clandestini senza permesso di soggiorno. Alla cultura del manganello l'Arcivescovo Tettamanzi propone la cultura dell'accoglienza e conquisterà  atei e agnostici. Nella città  dell'opulenza, del benessere, del consumismo, della Moda, delle Banche, della Finanza, della Borsa, costruirà  il Fondo di solidarietà  per le persone bisognose e in difficoltà . I 15 milioni di euro raccolti in tre anni consentiranno a centinaia di famiglie di risolvere i loro problemi economici.

Tettamanzi diventa l'uomo del dialogo e dell'ecumenismo in una società  multireligiosa, multietnica e multiculturale. Si incontrerà  con Iman di varie città , esponenti della chiesa ortodossa canonica, e delle chiese protestanti, e con i nostri fratelli maggiori nella fede: gli Ebrei. Tettamanzi è ormai popolarissimo a Milano. Piace alla gente: ai giovani e ai meno giovani. Agli uomini e alle donne. Visiterà  – come dice il Vangelo – gli ammalati negli Ospedali e nelle Case di Cura, i carcerati nelle case circondariali di San Vittore e di Opera. Infine, affronterà  i problemi concreti della città . La solitudine, gli anziani soli, la disperazione di molti cittadini, gli sfrattati, i tossicodipendenti, gli alcolisti, gli quartieri dormitorio con la loro cupezza, i senza fissa dimora, le donne sole, e i minori emarginati. Egli leverà  sempre la sua voce non per annunciare un “nuovo Vangelo”, perché “Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” ( Eb 13, 1-8). Vuole invece promuovere una nuova evangelizzazione ( in una città  scristianizzata, neopagana e secolarizzata) il che vuol dire: dare una risposta adeguata ai “segni dei tempi”, ai bisogni degli uomini e dei popoli del terzo millennio cristiano. Significa anche promozione di una nuova dimensione di giustizia e di pace, nonché di una cultura più profondamente radicata nel Vangelo – un uomo nuovo in Gesù Cristo.

All'inizio del terzo millennio, il Pastore Tettamanzi non solo ha annunciato Cristo crocifisso e risorto instancabilmente, ma ha saputo presentare in una metropoli edonista e materialista “Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre” ( Eb 13, 1-8). Ora, a 77 anni e mezzo, il giorno della Natività  della Madonna, 8 settembre 2011, celebrerà  in Duomo la sua ultima messa come Arcivescovo di Milano, poi con la sua collaboratrice, signorina Enrica, il suo fedele segretario don Umberto, e un autista degli Oblati, si trasferirà  nella suggestiva località  di Triuggio alla Villa del Sacro Cuore fin che Dio vorrà . Ma continuerà  a viaggiare senza fermarsi per visitare la Diocesi, l' Italia, e il mondo per portare il suo contributo di successore degli Apostoli per “predicare la parola di Dio con grande pazienza e con sollecitudine di istruire”. Il Concilio nella Costituzione Lumen Gentium, scrive: “nella persona dei Vescovi… è presente in mezzo ai credenti il Signore Gesù” stesso, si deduce con logica coerenza: Cristo “per mezzo dell’eccelso loro ministero predica la parola di Dio a tutte le genti e continuamente amministra ai credenti i sacramenti della fede; per mezzo del loro ufficio paterno (cf. 1Cor 4,15) nuove membra incorpora, con la rigenerazione soprannaturale, al suo Corpo; e infine, con la loro sapienza e prudenza, dirige e ordina il Popolo del Nuovo Testamento nella sua peregrinazione verso l’eterna beatitudine” (Lumen Gentium, 21).

Ecco, con onestà  intellettuale, diremo che monsignor Tettamanzi in questi nove anni a Milano ha applicato il documento conciliare alla lettera, fedelmente, e scrupolosamente.
Lui è al più alto rango testimone della verità  divina e cattolica. Lui ha ricevuto l’incarico di santificare il Popolo di Dio. In questo senso è padre e trasmette la vita di Cristo con i sacramenti che celebra o di cui ha affidato ai suoi sacerdoti l’amministrazione regolare degna e feconda. Avrà  a cuore, anche da Triuggio, la preparazione dei fedeli a questi sacramenti e li incoraggerà  a viverli nella perseveranza. La sua preghiera non cesserà  di accompagnare il popolo ambrosiano sulle vie della santità . Lui, al suo autorevole successore, cardinale Angelo Scola, non farà  sicuramente mancare il suo aiuto con la grazia del Signore per realizzare una Chiesa senza macchia né ruga, che annuncia la Gerusalemme nuova di cui ci parla l’Apocalisse, “la sposa preparata per il suo Sposo” (Ap 21, 2). Dopo nove anni da Arcivescovo gli esprimiamo la nostra gratitudine, il nostro affetto, e la nostra vicinanza.

L'intera Diocesi di Milano lo ricorderà  come uomo uomo di grande carità , una grande figura morale, e un importante punto di riferimento per credenti e non credenti, nonchè come il Vescovo vicino ai Poveri; il Vescovo del sorriso, e della gioia. Un Maestro, un Pastore e un Sacerdote.

Alberto Giannino
(*) Presidente Ass. culturale docenti cattolici

[07 settembre 2011]

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