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Marghera, 16 agosto 2009

Vivo in quartiere che è sempre stato considerato difficile, la Cita, a Marghera.
Sino a qualche tempo fa tuttavia si sopravviveva abbastanza serenamente.
Da due anni, purtroppo, io e la mia famiglia non abbiamo più pace.
Da quando è avvenuto l'esodo di cittadini provenienti dal Bangladesh non è più possibile condurre una vita normale in casa propria.

Pensate di svegliarvi di soprassalto ogni giorno alle sei di mattina, dopo aver lavorato sino a tardi. Di sentire continuamente grida, schiamazzi, corse e scorribande per le stanze del piano superiore; sedie scaraventate da una parte all'altra della cucina ad ogni ora del giorno e della notte; scope battute sulla ringhiera della terrazza, con il duplice risultato di produrre un frastuono infernale (magari mentre si dorme) da una parte e di ritrovare tutte le immondizie degli inquilini del piano superiore nella propria terrazza dall'altra.

Pensate di non potervi affacciare dalla terrazza perchè c'è il rischio che i bambini del piano di sopra vi urinino sulla testa. E via, ancora, rumori di zoccoli, di tacchi, sputi sulle finestre. E potrei continuare per ore.

Pensate di aver tentato in tutti i modi di ragionare con queste persone e di aver ottenuto un unico risultato: improperi, gesti di scherno e l'augurio che si passi a miglior vita!

Se succedesse a voi che fareste?

1.. Contattate l'amministratore!
Con quale risultato? Due anni di scuse, di promesse non mantenute e nessuna azione visibile volta a risolvere o, perlomeno, ad attenuare il problema.

2.. Si può provare con un esposto (non racconto le difficoltà  che ho incontrato, annoierei). A distanza di otto mesi non è accaduto assolutamente nulla!

3.. Si chiamano Polizia e Carabinieri! Niente da fare, intervengono solo a notte inoltrata! Io forse sono più fortunato di altri miei vicini in quanto dopo le 24 ottengo il silenzio, salvo la famiglia di sopra non abbia molti "ospiti". Assicuro tuttavia che chi, tra i vicini, a buon diritto, ha contattato le forze dell'ordine non ha ottenuto alcun risultato.

Pensate poi di scoprire che queste stesse persone non pagano, sin dall'acquisto della casa, le spese condominiali, che abbiano un debito di una dozzina di migliaia di euro (almeno così dice il rapporto che lo stesso amministratore ha inviato a tutto il comprensorio) e che continuino a consumare acqua, luce delle scale, ascensore, ecc. in quantità  pari a quella di tre/quattro distinte famiglie.

La cosa che fa più male in assoluto, poi, è chiamare, colti dalla disperazione, la polizia, per l'ennesima volta e sentirsi rispondere, con fare solenne, quanto segue: "le do un consiglio, cambi casa al più presto".

Insomma, l'unica soluzione è vendere la casa, ormai pure svalutata per questi stessi motivi e andarsene? No, non può essere giustizia questa!

Credo di essere cresciuto con solidi principi morali, il rispetto e la tolleranza in primo luogo. Ma non credo sia giusto che mi si impongano usi, costumi e modelli di comportamento propri di altri paesi. Non credo sia questa l'integrazione che tutti auspichiamo.

Scrivo quanto segue nella speranza di sensibilizzare verso un problema che, almeno in questo quartiere, sta diventando sempre più pressante.

lettera firmata

Riproduzione Riservata.

 

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