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Il Comitato Fenice Viva sulle dichiarazioni di Nicola Colabianchi: “Autoritario e pervicace”

Dell’intervista al sovrintendente Nicola Colabianchi, pubblicata il 18 marzo 2026 sul quotidiano La Stampa, e delle dichiarazioni rilasciate durante l’incontro al Rotary, riportate nell’articolo apparso sul Gazzettino, colpisce innanzitutto l’autoritarismo e la pervicacia con cui il Sovrintendente gestisce la delicata questione della nomina del direttore musicale. Dopo sei mesi continua ad argomentare le ragioni della […]


Dell’intervista al sovrintendente Nicola Colabianchi, pubblicata il 18 marzo 2026 sul quotidiano La Stampa, e delle dichiarazioni rilasciate durante l’incontro al Rotary, riportate nell’articolo apparso sul Gazzettino, colpisce innanzitutto l’autoritarismo e la pervicacia con cui il Sovrintendente gestisce la delicata questione della nomina del direttore musicale.

Dopo sei mesi continua ad argomentare le ragioni della sua scelta non in termini musicali ma di visibilità, come se la Fenice avesse bisogno di visibilità. E arriva addirittura a ipotizzare che debbano lasciare il Teatro coloro che non sono d’accordo con la sua scelta.

Con queste dichiarazioni Nicola Colabianchi sta mettendo a repentaglio la vita stessa del Teatro: un’orchestra e un coro di eccellenza si costruiscono in lunghi anni e possono essere distrutti in poco tempo! Le sue contraddizioni sono palesi: ribadisce
che decide solo lui e contemporaneamente ricorda l’aporia della nomina, dalla irrituale dichiarazione di unanimità inizialmente chiesta al Consiglio di indirizzo, alla necessità di richiedere “il voto di fiducia” nei giorni scorsi. Inoltre fa riferimenti a un contratto i cui termini non sono ancora noti.

E ripete un copione già più volte usato dal Sindaco: tentare di sminuire le proteste da qualsiasi parte esse provengano. La formula è sempre la stessa da sei mesi: non sono tutti i lavoratori e le lavoratrici del Teatro ad opporsi, ma solo una parte, non sono tutte le Fondazioni liriche sinfoniche ma solo i sindacati, non è il pubblico ma solo una minoranza di persone; tutti immancabilmente mossi “da interessi personali ed elettorali”.

Analoga critica viene mossa a Sconcerto grosso e al Comitato Fenice Viva (composto da quasi 600 aderenti), che uniscono persone di diverso orientamento politico, preoccupate della dignità del lavoro e della qualità del Teatro, ora calpestate.

A differenza del Sindaco, che si vede raramente alla Fenice, il Sovrintendente in questi mesi ha potuto verificare l’unanimità dell’appoggio del pubblico all’Orchestra. Minimizzare il peso delle opposizioni alla sua gestione è un’operazione miope. Un’ulteriore prova della sua inadeguatezza.

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Il Comitato Fenice Viva

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