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Berlusconi: ‘Siamo fuori: falliti i tre obiettivi. Siamo meno, ma siamo più simpatici’

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Silvio Berlusconi si fa sentire in tv. Appare agli italiani per spiegare quali rischi starebbe correndo il Paese con la sua decadenza da senatore, ma anche per fare sentire la sua voce perché da domani la sua capacità comunicativa potrebbe essere ridimensionata per effetto della decisione dell’aula di Palazzo Madama.

Berlusconi annuncia l’uscita dalla maggioranza, ovvero il passaggio di Forza Italia all’opposizione. «Al governo Letta, che io ho fortemente voluto — ricorda — abbiamo dato tre obiettivi fondamentali: la pacificazione nazionale, finalmente le grandi riforme istituzionali che sono necessarie a modernizzare questo Paese e che non sono nemmeno riuscito a fare con il mio partito e poi la ripresa economica che non si può agganciare con la politica di sinistra del “tassa e spendi” confermata con questa Legge finanziaria. Tre obiettivi tutti falliti».

Berlusconi è incerto se attaccare il gruppo che ha seguito Angelino Alfano, benché la tentazione sia forte, ma qualcosa gli sfugge: davanti a deputati e senatori riuniti per decidere come comportarsi sulla legge di Stabilità, si lascia andare a una battuta: «È meglio essere di meno, si ha un bel vantaggio. Almeno ora mi trovo davanti a persone tutte simpatiche. È bello essere qui, siete tutti simpatici, prima non potevo dirlo…».

Il Cavaliere poi difende la decisione di tenere un sit-in sotto la sua residenza. «Una manifestazione assolutamente pacifica e legittima» e promette che «sarà solo l’inizio», lasciando così intendere che altre ne seguiranno. Cosa che questa che fa scattare il Pd. «Stiamo assistendo a un’escalation con toni sempre più violenti», commenta Danilo Leva. «Invocare la piazza — aggiunge — contro una sentenza emessa da un tribunale rappresenta un punto di rottura con la storia della Repubblica: è una strategia che mira a produrre tensione logorando il Paese e che rende Berlusconi sempre più anti-Stato».

Il Cavaliere conferma che non lascerà la politica e che continuerà a difendere la libertà. «Io ho lavorato bene per il mio Paese come imprenditore e poi come uomo di Stato e sono italiano al 100 per 100. Sono sceso in campo nel 1994 per ridare al mio Paese un destino liberale contro una deriva giustizialista e la sinistra al potere. Continuerò a difendere il primo dei diritti, la libertà, e lo farò con orgoglio di italiano».

Redazione

[27/11/2013]

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