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Beppe Grillo: ‘Togliete le televisioni a Berlusconi, un condannato non può avere concessioni dello Stato’

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Beppe Grillo è ritornato a lanciare nuovi strali sulla politica dello Stato in Italia. Il leader M5S attraverso il suo blog ha dichiarato: “Una cosa va fatta. Togliere le concessioni radiotelevisive alle aziende di Berlusconi. Non è ammissibile infatti che delle concessioni dello Stato siano assegnate a un condannato per truffa fiscale. Neppure in questa Italia delle banane”.

Beppe Grillo spiega: “Berlusconi è stato condannato in via definitiva per frode fiscale ai danni dello Stato. Qualcuno, magari dall’alto del Colle, forse dal basso della segreteria del Pd, dovrebbe
spiegare perché: Berlusconi è ancora a piede libero e non ai domiciliari o ai servizi sociali; Berlusconi è citato, intervistato dai telegiornali quasi ogni giorno e ospitato nei talk show della televisione pubblica; Berlusconi può mantenere la concessione per le frequenze radiotelevisive, a suo tempo generosamente concesse dallo statista D’Alema; Berlusconi può permettersi di candidarsi alle elezioni europee in tutte le circoscrizioni; Berlusconi è ancora a capo di un partito politico senza che nessuno si indigni, a iniziare dai responsabili dell’informazione; Berlusconi è considerato un interlocutore politico dal Pd, il partito unico al Governo, come se fosse la cosa più naturale del mondo fare le riforme con un condannato in via definitiva”.

Nel pomeriggio è arrivata la replica del senatore Vincenzo Gibiino, coordinatore di Forza Italia in Sicilia: “Parole gravissime, violente e incommentabili quelle rivolte da Beppe Grillo al nostro presidente Silvio Berlusconi attraverso la rete”.

“Il comico-despota genovese, chiedendo che alle tv del gruppo Mediaset vengano tolte le concessioni di trasmissione – dice Gibiino – gioca con le regole dello Stato e con la democrazia. Le aziende che fanno capo alla famiglia del Cavaliere sono fiore all’occhiello dell’impresa italiana e tra le prime contribuenti del Paese. Il farneticante Grillo trovi il pudore del silenzio” conclude Vincenzo Gibiino.

Paolo Pradolin

[12/01/2014]

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