Benedetto XVI: le bande dei briganti, i pesci buoni e cattivi, e la rete del Signore

ultimo aggiornamento: 23/09/2011 ore 20:30

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Benedetto XVI al suo viaggio apostolico nella Germania, si trova a suo agio e, sia al Parlamento tedesco che allo Stadio Olimpia di Berlino, raccoglie successi e ovazioni. Sull'aereo che lo portava a Berlino il Papa ha risposto alle domande dei 60 giornalisti accreditati e sul tema insidioso della pedofilia ha dichiarato: “Posso capire che, di fronte a crimini come gli abusi su minori commessi da sacerdoti, se le vittime sono persone vicine uno dica: questa non è la mia Chiesa, la Chiesa è una forza di umanizzazione e moralizzazione e se loro stessi fanno il contrario io non posso più stare con questa Chiesa”. Secondo Papa Ratzinger però, gli abbandoni nella Chiesa cattolica sono dovuti a molteplici ragioni ed avvengono in un contesto di sempre maggiore secolarizzazione della nostra società . “La Chiesa non è come le altre associazioni umane, quelle culturali o sportive, non vi si sta solo per coltivare un proprio interesse. Essa significa essere nella rete del Signore nella quale tira pesci buoni e cattivi, dalle acque della morte alla terra della vita. Può darsi che in questa rete io sia proprio accanto a pesci cattivi e sento questo, ma rimane vero che non ci sono per questi o questi altri ma ci sono perché è la rete del Signore, ed è una cosa diversa da tutte le altre associazioni umane, una che tocca tutto il fondamento del mio essere.Io penso che parlando con queste persone dobbiamo andare fino al fondo di questa questione, “che cos’è la Chiesa”, “cos’è la diversità ”, “perché sono nella Chiesa”, anche se ci sono scandali, umanità  terribili. E così rinnovare la consapevolezza della specificità  di questo essere Chiesa, dal popolo, da tutti i popoli che è il popolo di Dio. E così imparare, sopportare anche scandali e lavorare contro questi scandali proprio essendo nell’interno di questa rete del Signore». ”, dice Benedetto XVI, che sostiene inoltre che ciò “tocca il fondamento dell’essere umano. Ma anche se nella Chiesa ci sono scandali e umanità  terribili bisogna rinnovare la consapevolezza della specificità  di essere Chiesa, imparare a sopportare questo e lavorare perché mai più si ripeta”.
Di fronte alla defezione di deputati dell'estrema sinistra che hanno disertato il Parlamento il Papa dice che è una cosa del tutto normale in un Paese libero e secolarizzato e ribadisce che l'ultima cosa a cui pensa è fare propaganda politica. I Verdi che hanno disertato l'aula si sono persi un bellissimo passaggio di Benedetto XVI il quale ha lodato l'impegno di questo movimento a favore dell'ambiente: “La comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all'aria fresca, un grido che non si può ignorare nè accantonare”. Il Pontefice ha fatto riferimento al movimento ecologista quale elemento di novita' rispetto a una concezione esclusivamente positivista della natura. “Persone giovani – ha aggiunto il Papa – si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c'e' qualcosa che non va; che la materia non e' soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in se' la propria dignita' e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni.
I movimenti di uomini e donne omosessuali che avrebbero dovuto contestarlo erano poche decine di persone perchè il popolo di Berlino ha ignorato le loro proteste.
“Servire il diritto e combattere il dominio dell'ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico”. Con queste parole il Papa si è rivolto al Bundestag, il Parlamento federale tedesco. “Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico – ha detto – non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. Senza il diritto cosa distingue lo Stato dai briganti?”.
“Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità  umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare – ha aggiunto Benedetto XVI -. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all'essere uomini in tutta la sua ampiezza”. Il Papa ha poi riproposto il concetto di “legge naturale”, oggi particolarmente screditata in quanto la filosofia contemporanea del diritto è fondata sul positivismo e cioè sul principio dell'impossibilità  per la natura di “dover essere” in un certo modo o in un altro, in pratica sulla divisione netta fra natura e ragione.
“La ragione positivista – ha spiegato ancora il Pontefice – si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realta' culturali allo stato di sottoculture” cosi' facendo “essa riduce l'uomo, anzi, minaccia la sua umanita'. Lo dico proprio in vista dell'Europa, (la cui cultura «è nata dall'incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma») in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura”. Con cio' – ha detto ancora il Papa – si pone l'Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali”. Il fatto e', ha aggiunto il Pontefice, che “la ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non e' in grado di percepire qualcosa al di la' di cio' che e' funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo piu' ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio”.
“Lo sguardo all'ampia circonferenza dello stadio olimpico che voi riempite oggi in cosi' gran numero, suscita in me grande gioia e fiducia”, ha concluso infine salutando in serata i 90mila fedeli presenti alla messa. In “un tempo di inquietudine e di qualunquismo – sono state le sue parole – vogliamo gridare come i discepoli di Emmaus, 'Signore, resta con noi, perche' si fa sera'. Si' e' buio intorno a noi”, ma “il Signore risorto ci offre un rifugio, un luogo di luce, di speranza e fiducia, di pace e sicurezza”.
Commentando la parabola evangelica della vite e dei tralci, il Papa ha richiamato questa forza vitale dell’Eucarestia: “Il Vangelo di oggi ci ha richiamato alla mente l’immagine di questa pianta, che è rampicante in modo rigoglioso nell’oriente e simbolo di forza vitale, una metafora per la bellezza e il dinamismo della comunione di Gesù con i suoi discepoli e amici”. Quindi ha invitato i cattolici a non creare equivoci di parole e di essere fedeli alla Parola, per scoprire l’appartenenza a Cristo: “Nella parabola della vite, Gesù non dice: ‘Voi siete la vite’, ma: ‘Io sono la vite, voi i tralci’. Ciò significa: ‘Così come i tralci sono legati alla vite, così voi appartenete a me! Ma appartenendo a me, appartenete anche gli uni agli altri’. E quest’appartenere l’uno all’altro e a Lui non è una qualsiasi relazione ideale, immaginaria, simbolica, ma, vorrei quasi dire, un appartenere a Gesù Cristo in senso biologico, pienamente vitale”. Questa appartenenza vitale con Cristo si realizza mediante la Chiesa, fondata nel Battesimo e approfondita ogni volta di più nell’Eucaristia. ‘Io sono la vera vite’; questo, però, in realtà  significa: ‘Io sono voi e voi siete me’, un’inaudita identificazione del Signore con noi, la sua Chiesa… In tal modo il Signore esprime la comunanza di destino che deriva dall’intima comunione di vita della sua Chiesa con Lui, il Cristo risorto. Egli continua a vivere nella sua Chiesa in questo mondo. Egli è con noi, e noi siamo con Lui. Quindi è Gesù che colpiscono le persecuzioni contro la sua Chiesa. E, allo stesso tempo, noi non siamo soli quando siamo oppressi a causa della nostra fede. Gesù è con noi”. Quindi chi aderisce a Cristo, una volta ‘potato’ ha la consapevolezza di essere guarito per una vita nuova e piena di forza, richiamando la validità  del Concilio Vaticano II: “La Chiesa è il ‘sacramento universale di salvezza’ che esiste per i peccatori, per aprire loro la via della conversione, della guarigione e della vita. Questa è la vera e grande missione della Chiesa, conferitale da Cristo. Alcuni guardano la Chiesa fermandosi al suo aspetto esteriore. Allora la Chiesa appare solo come una delle tante organizzazioni in una società  democratica, secondo le cui norme e leggi, poi, deve essere giudicata e trattata anche una figura così difficile da comprendere come la ‘Chiesa’. Se poi si aggiunge ancora l'esperienza dolorosa che nella Chiesa ci sono grano e zizzania pesci buoni e cattivi e se lo sguardo resta fisso sulle cose negative, allora non si schiude più il mistero grande e profondo della Chiesa. Quindi, non sorge più alcuna gioia per il fatto di appartenere a questa vite che è la Chiesa”. Richiamandosi a sant’Agostino Benedetto XVI ha ribadito ai fedeli che occorre scegliere tra ‘la vite ed il fuoco’: “La scelta qui richiesta ci fa capire, in modo insistente, il significato esistenziale della nostra decisione di vita. Allo stesso tempo, l'immagine della vite è un segno di speranza e di fiducia. Incarnandosi, Cristo stesso è venuto in questo mondo per essere il nostro fondamento. In ogni necessità  e aridità , Egli è la sorgente che dona l’acqua della vita che ci nutre e ci fortifica. Egli stesso porta su di sé ogni peccato, paura e sofferenza e, in fine, ci purifica e ci trasforma misteriosamente in vino buono”. Infine, richiamandosi al tempo di oggi, vissuto tra inquietudine e qualunquismo, il Papa ha detto ai fedeli tedeschi che occorre fare la scelta dei discepoli di Emmaus ed affidarsi a Gesù Cristo: “Il Signore risorto ci offre un rifugio, un luogo di luce, di speranza e fiducia, di pace e sicurezza. Dove la siccità  e la morte minacciano i tralci, là  in Cristo c’è futuro, vita e gioia. Rimanere in Cristo significa, come abbiamo già  visto, rimanere anche nella Chiesa. L’intera comunità  dei credenti è saldamente compaginata in Cristo, la vite. In Cristo, tutti noi siamo uniti insieme. In questa comunità  Egli ci sostiene e, allo stesso tempo, tutti i membri si sostengono a vicenda… Cari fratelli e sorelle! Auguro a tutti voi di scoprire sempre più profondamente la gioia di essere uniti con Cristo nella Chiesa, di poter trovare nelle vostre necessità  conforto e redenzione e di diventare sempre più il vino delizioso della gioia e dell’amore di Cristo per questo mondo”.

Alberto Giannino

[23 settembre 2011]


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