Benedetto XVI ai giovani: non lasciatevi sedurre dalle mode e dalle tentazioni

ultimo aggiornamento: 16/08/2011 ore 22:58

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“Cari giovani, ben sapete che, quando non si cammina al fianco di Cristo, che ci guida, noi ci disperdiamo per altri sentieri, come quello dei nostri impulsi ciechi ed egoisti, quello delle proposte che lusingano, ma che sono interessate, ingannevoli e volubili, lasciano il vuoto e la frustrazione dietro di sé”. Cosi Benedetto XVI si è rivolto ai 500 mila giovani, 800 Vescovi, migliaia di sacerdoti e religiosi presenti a Madrid.Egli ha voluto parlare delle tentazioni giovanili che sono presenti nella nostra società  neopagana, scristianizzata e secolarizzata. Una società  edonista, materialista e consumista. La condanna (anche se non vengono citati) è alla droga, all'alcool, e al libertinismo sessuale. Alle “strutture di peccato”, come le chiamava papa Giovanni Paolo II, che obnubilano la coscienza morale e la mente.

Quanti giovani oggi sono vittime di queste devianze, sono dei gregari, sono dei conformisti, sono decadenti, deboli, passivi, individualisti, egoisti, e mediocri?
Tanti, forse troppi.
Ebbene, papa Benedetto XVI si rivolge a loro e propone una metanoia (conversione) per giungere alla sequela di Cristo.
Solo Cristo, secondo il Papa, può dare le risposte che ogni uomo cerca. Chi sono io, da dove vengo, dove vado e cosa ci sarà  dopo? Cristo richiede però capacità  di dedizione e di sacrificio. Richiede coraggio. rinuncia, eroismo, abnegazione e amore verso il prossimo. Seguire cristo implica seguire anche la morale cattolica spesso considerata una minestra riscaldata: il Decalogo e le otto Beatitudini. In questo modo i giovani saranno veri, sinceri e autentici. E ancora: pieni di gioia, di carità  e felicità .

''Edificando sulla ferma roccia, – prosegue Benedetto XVI – non solamente la vostra vita sara' solida e stabile, ma contribuira' a proiettare la luce di Cristo sui vostri coetanei e su tutta l'umanita', mostrando un'alternativa valida a tanti che si sono lasciati andare nella vita, perche' le fondamenta della propria esistenza erano inconsistenti. A tanti che si accontentano di seguire le correnti di moda, si rifugiano nell'interesse immediato, dimenticando la giustizia vera, o si rifugiano nelle proprie opinioni invece di cercare la verita' senza aggettivi''.

''Si' – ha continuato il Papa – ci sono molti che, credendosi degli dei, pensano di non aver bisogno di radici, ne' di fondamenti che non siano essi stessi. Desidererebbero decidere solo da se' cio' che e' verita' o no, cio' che e' bene o male, giusto e ingiusto; decidere chi e' degno di vivere o puo' essere sacrificato sull'altare di altre prospettive; fare in ogni istante un passo a caso, senza una rotta prefissata, facendosi guidare dall'impulso del momento. Queste tentazioni sono sempre in agguato. E' importante non soccombere ad esse, perche', in realta', conducono a qualcosa di evanescente, come un'esistenza senza orizzonti, una liberta' senza Dio.

Benedetto XVI propone quindi ai giovani riuniti a Madrid una scelta, che riguarda il destino della nostra vita. Sì, o no: riconosciamo noi Gesù per chi Egli è, il Cristo? Cioè il Messia, il mandato da Dio, calato nel mondo, per dare all’umanità  la salvezza? Ovvero per essere fra noi «il segno di contraddizione» (Lc 2, 34), l’ago di scambio fra le due vie fatali, della salute o della perdizione, della vita o della morte? Abbiamo noi l’intuito felice, la freschezza, il gaudio, l’audacia di proclamare ancora oggi che Gesù è Lui, la nostra scelta, Lui è il nostro Redentore, necessario, sufficiente; Lui, venuto per tutti, venuto per ciascuno di noi; Lui, il Maestro, Lui l’Amico, Lui «la risurrezione e la vita»? (Gv 11, 25) Lui, sì, la via, Lui, la verità , Lui, la vita delle nostre singole esistenze e di tutta la comunità  di quanti in Lui credono, di Lui si fidano, da Lui si sentono amati e a Lui offrono il loro povero e grande amore?

Gesù, il Cristo, incrocia ancor oggi, incrocia sempre e dappertutto, i sentieri dell’umanità , e pone Se stesso come la grande questione, come la scelta somma e decisiva, che ogni uomo, che ogni popolo è chiamato a fare. Gesù è la grande responsabilità  nella storia d’ogni umana esistenza, Gesù è al grado supremo di tensione della libertà  della vita cosciente. Gesù è al nodo ultimo e primo, dove le nostre sorti si definiscono. Gesù è l’invito più intimo e personale rivolto alla nostra coscienza lucida ed operante.

Questo discorso, elementare ed essenziale, in cui si riassume il “Kerigma”, cioè l’annuncio, la proclamazione del Vangelo, è per tutti; ma Benedetto XVI lo rivolge ai giovani che a Madrid rappresentano la presente generazione giovanile.
Vi è Uno, dice il Papa, che è Lui stesso risposta. Una Parola, che è una Persona. Una Persona, che si chiama luce: “Io sono la luce del mondo”, Egli dice (Gv 8, 12). Una Persona che si pone come la guida: «Chi mi segue, non cammina nelle tenebre» (Gv 8, 12). Una Persona che dice di Sé: “Io sono il Pane della vita” (Gv 6, 48). Potrebbe continuare il Papa; ma i giovani hanno capito: quella Parola, quella Persona è Gesù, è il Cristo, “che si è fatto per noi sapienza, giustizia, santità , redenzione” (1 Cor. 1, 30). Egli è Colui che dà  alla nostra esistenza il suo vero amore, la sua intangibile dignità , la sua responsabile libertà , il suo autentico valore, il suo pieno amore. È Lui il nostro Salvatore; Lui è la testa del nostro corpo immenso ed in formazione, ch’è l’umanità  credente e redenta, la Chiesa; è Colui che ci perdona e ci fa capaci di cose più grandi di noi, è il difensore dei poveri, è il consolatore dei sofferenti, è, in una parola, il nostro Messia, è Cristo, Cristo Gesù!
Lo conoscete? Lo riconoscete? sembra dire Benedetto XVI ai giovani di Madrid. Lo acclamate anche i giovani a Madrid con la risposta inneggiante della loro fede e del loro ideale.

Alberto Giannino

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