Australian Open 2012 – Djokovic vince, il Tennis perde

ultima modifica: 02/02/2012 ore 23:00

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Luca Ferrari
ferrariluca@hotmail.it

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Ha vinto lui. Il numero 1 del mondo. La sua rincorsa alla leadership incontrastata della classifica ATP era iniziata proprio sul cemento di Melbourne, nel 2011. E ha continuato. Novak Djokovic ha vinto quattro delle ultime cinque prove del Grande Slam: due volte l’Australian Open, Wimbledon e US Open, fermandosi solo in semifinale contro Roger Federer al Roland Garros. Djokovic ha conquistato il suo terzo titolo australiano dopo due maratone consecutive: in semifinale, recuperando uno svantaggio di due set a uno contro Andy Murray, e in finale, ribaltando il passivo di un break nel quinto e decisivo set contro Rafael Nadal.
Il tennista serbo ha vinto perché ha un tenuta atletica e mentale superiore a chiunque. Concentrato su ogni punto. Capace di lasciarsi andare anche a segni di fastidio e malcontento per il colpo sbagliato, ma subito pronto a mettere in campo la più corretta visione di gioco. È una macchina perfetta. Una macchina però senza nessun colpo davvero dirompente.

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Melbourne 2012. La finale del torneo di singolare maschile tra Djokovic e Nadal è stata emozionante. Nel punteggio. Non nei punti. Potenti ma statici. Precisi. Mai innovativi. Lo schema è sempre lo stesso. Si cerca di aprirsi il campo con i muscoli, per poi mettere ancora più fisico nella “sberla” successiva. Hanno commesso entrambi svariati errori non forzati. La palla corta è quasi un oggetto sconosciuto. I colpi al volo sono pensionati di lusso, senza che nessun figlio illegittimo dei vari McEnroe, Edberg o Stich che sia, vada mai a trovarli. Il tennis oggi è questo. La rivoluzione dei materiali lo ha palesemente danneggiato. L’Australian Open 2012 ha visto sfidarsi nella finale il numero 1 e 2 del mondo. Cosa si può chiedere di più? Molto, a dire il vero. Ma è inutile farlo. Non si tornerà  indietro.

Rafael Nadal ha perso la terza finale consecutiva in una prova del Grande Slam contro Djokovic. Sta patendo quello che ha subito Federer nei suoi confronti. Il tennista spagnolo non è neanche un lontano parente di quel tornado di due-tre anni fa. Riesce a esaltarsi davvero solo quando incrocia i “guantoni” con lo svizzero, ma anche quest’ultimo è in netto calo. Diverso è il caso di Andy Murray. L’anno scorso arrivò in finale a Melbourne. Perse in tre anonimi set proprio contro Djokovic collezionando appena nove game in tutto. Quest’anno si è arreso solo 7-5 al quinto set della semifinale contro il serbo. Se il neo coach Ivan Lendl proseguirà  su questa strada, il bello per il tennista scozzese deve ancora venire. Ha molte più varianti tattiche sia di Djokovic che di Nadal. Ha un’ottima sensibilità  sotto rete. Wimbledon 2012 lo aspetta per incoronarlo e spazzare via un po’ di monotonia fondocampista.


Nuova leadership invece nel circuito WTA. La bielorussa Victoria Azarenka, oltre ad aver conquistato la prima prova del Grande Slam della sua carriera battendo in semifinale la veterana belga Kim Clijsters e umiliando in finale (63 60) la russa Maria Sharapova, è diventata la nuova regina del tennis mondiale. Retrocede in quarta posizione la danese Wozniacki, ex-primatista per logiche di computer e non per meriti sul campo. Onore e meriti all’italiana Sara Errani, capace di raggiungere i quarti di finale nel torneo di singolare dove si è arresa solo alla favoritissima Petra Kvitova, e la finale in doppio in coppia con la connazionale Roberta Vinci, piegate nel terzo e decisivo set dalla coppia russa Kuznetsova/Zvonareva. Tennis maschile italiano, presente ma non pervenuto.

Buon tennis, e buona fortuna.

[30/01/2012]

Luca Ferrari
[redazione@lavocedivenezia.it]

Riproduzione Vietata

novak djokovic torneo australian open grande slam

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