Attacco in Siria, il mondo è diviso

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La soluzione più diplomatica possibile: far credere al mondo che durante i lavori del G-20 di San Pietroburgo non si sia parlato di Siria. Il comunicato finale, infatti, non ne parla. La mossa si spiega con il fatto che l'argomento che non era ufficialmente nell’agenda del vertice, ma è certo invece che proprio questo argomento ha dominato i lavori vista l'urgenza.
Putin ha fieramente dichiarato che il bilancio del summit da lui presieduto vede la grande maggioranza dei Paesi rappresentanti, il grosso dei loro popoli e poi anche il Papa e l’Onu, contrari all’intervento armato che Obamasta per lanciare.
Mentre in mattinata la conta aveva diviso i Paesi, 50 e 50 tra favorevoli e contrari per punire il regime di Assad, Putin elenca le nazioni che considera nel suo campo e tra esse inserisce anche l’Italia, lasciando al fronte «interventista» di Obama solo Canada, Turchia, Arabia Saudita, una Gran Bretagna «azzoppata» dal no parlamentare all’attacco, mentre la Germania viene dipinta come a metà  del guado.

Nel pomeriggio invece arriva la dichiarazione di 11 Paesi a sostegno della punizione di Assad, che non significa automaticamente attacco militare senza mandato Onu. Assad viene considerato responsabile delle stragi chimiche. È la conferma di un vertice diviso a metà : la firmano gli Usa e altri 10 tra cui l’Italia.

Putin annuncia che in caso di blitz la Russia continuerà  a fornire aiuti alla Siria, inclusi quelli militari. Il dialogo con Obama è stato freddo, ma c'è stato. Putin alla fine dice che i due ministri degli Esteri, Lavrov e Kerry, devono tornare ad incontrarsi.

Obama deve comunque affrontare un altro grosso nodo, il voto del Congresso che deve dare l'ok all'invio di forze armate contro Damasco.

redazione
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[06/09/2013]


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