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‘Aspirante vedovo’, la comicità televisiva arriva sul grande schermo. Di Sara Prian

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aspirante vedovo

Era il 1959 quando Dino Risi con il suo “Il vedovo” portava sui nostri schermi una di quelle commedie all’italiana rimaste per sempre nell’immaginario collettivo. Ci riprova nel 2013 Massimo Venier con “Aspirante vedovo” dove a sostituire Sordi-Valeri ci sono due volti della televisione come De Luigi e Littizzetto, in un film più commedia che noir.

Alberto Nardi (Fabio De Luigi) è un imprenditore pieno di idee ma che colleziona solo un fallimento dietro l’altro, rimanendo nell’ombra della propria moglie, Susanna Almiraghi (Luciana Littizzetto), donna di successo che non sbaglia mai un affare. Quando Alberto è convinto che la propria moglie sia rimasta vittima di un incidente aereo è sicuro di aver ereditato tutto il suo patrimonio, ma una sorpresa si presenta durante la veglia funebre: Susanna è viva e vegeta e ad Alberto non resta altro che architettare il modo di diventare vedovo.

Fare remake di mostri sacri è sempre un grande rischio, ma questo “Aspirante vedovo” si trasforma in un buon omaggio al film di Risi trasformando concetti legati agli anni ’60 al nostro presente.

Non c’è più il boom economico, ma la crisi, i ricchi in contrapposizione dei poveri, gli imprenditori che faticano a sbarcare il lunario, il vecchietto che ci deve pensare prima di poter spendere 9,99 per una radiosveglia, i luoghi comuni tipici dell’Italia di adesso con tutte le sue contraddizioni e con il dio denaro che prende il sopravvento sul sentimento di solidarietà e d’amore al motto di “homo homini lupus”.

Venier sradica la pellicola dagli anni che furono e la riporta al presente, puntando più sulla verve comica dei protagonisti, rispetto alla vena noir che il film dovrebbe possedere.

La comicità portata da “Aspirante vedovo” è quelle tipica della tv italiana e non del cinema, tralasciando i sorrisi amari del capolavoro di Risi e puntando di più sulla grassa risata che l’accoppiata De Luigi-Littizzetto sa far scoppiare senza troppa difficoltà. Se c’è infatti un grosso difetto nel film di Venier è proprio quello di trasformarsi in sketch più per il piccolo schermo che per il grande, finendo per far perdere alla pellicola l’umorismo black di cui dovrebbe essere pervasa, ma che in questi anni appartiene più al cinema britannico che al nostro.

Nonostante questo “Aspirante vedovo” è un film che si lascia guardare con divertimento, dimenticando la pellicola a cui fa riferimento, e lasciandosi trascinare dalle simpatiche espressioni di De Luigi e dal cinismo della Littizzetto. Un film che, non incidendo in maniera particolare, è perfetto per una serata senza troppi pensieri.

Sara Prian

[13/10/2013]

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